14 giugno 2016

I “Savi” di Fausto Melotti, a guardia dell’architettura. In occasione della XXI Triennale di Milano un riallestimento speciale, con il Padiglione Umbracula

 

di

L’ovale che lo compone si ispira ai gelsi, alla spugna, alle foglie, ai giochi di ombra e luce che si fondono nell’intreccio di rami: è il padiglione Umbracula, promosso dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per la XXI Triennale di Milano, ospitando l’architettura nel cortile del parco del museo milanese, che a sua volta ospita un dialogo molto particolare: quello tra due Savi del gruppo La disputa dei sette savi di Atene di Fausto Melotti, del 1960-1962. 
Le due sculture sono state “riesumate” dai depositi e vengono dai prototipi in gesso di Costante Uomo, sculture esposte alle Triennali del 1936 e del 1940, negli allestimenti del gruppo BBPR.
Un dialogo tra architettura e scultura, con la prima “disputa” inerente al tema After design, di questa XXI kermesse: la contemporaneità che si misura con l’esistente, nel rapporto di vicinanza-distanza dentro, sopra, sotto, accanto. Un po’ per riprendere un dialogo interrotto dall’incuria, di queste mitiche sette figure che qui sono soltanto due, ma la questione di nuovo è tra l’opera blindata e l’opera aperta, in divenire ma alla giusta distanza. E forse oggi in una giusta conversazione, nonostante i due antichi savi siano uno di schiena all’altro, a circoscrivere nel loro sguardo l’ambiente. 
Nelle foto: AFTER/UMBRACULA con i due Savi di Fausto Melotti , foto di Gianluca Di Ioia, courtesy La Triennale
 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui