09 gennaio 2010

Il formato dell’arte? Ci pensa A3 a spiegarlo, la domenica alla radio…

 

di

71430Perché uno squalo conservato in una teca costa molto di più di un’opera dell’antichità? I musei sono davvero le cattedrali del XXI secolo? E come viene gestito il patrimonio artistico più importante del mondo? A domande di questo tono si propone di rispondere A3, il formato dell’arte, nuovo programma di Radio3 che indaga il mondo dell’arte e i suoi protagonisti, condotto da Elena Del Drago e curato da Cettina Flaccavento.
Ogni domenica su Radio3, dalle 11 e 20, un particolare evento viene raccontato dai protagonisti, accompagnato da rubriche pensate come strumenti per consentire a chi ascolta di navigare nella ricca offerta dell’arte internazionale. “Attraverso il racconto di mostre, fiere, eventi e curiosità, ma soprattutto attraverso le immagini e le idee che lo animano, A3 esplora l’arte di oggi e di ieri, per guidare l’ascoltatore alla scoperta delle bizzarrie, degli ingranaggi e delle meraviglie di un linguaggio capace di illuminare il nostro presente più di quanto si potrebbe immaginare”.






Info: A3@rai.it
Web: www.radio3.rai.it

[exibart]

4 Commenti

  1. perchè non collocarla in ore pomeridiane la “necessaria” trasmissione sull’arte di radio3 ? necessaria perchè pur essendo il paese con il patrimonio artistico più numeroso e importante siamo il popolo più ignorante in arte, basta vedere quante ore di storia dell’arte dedica la scuola italiana all’arte.

  2. La storia dell’arte, relegata nella scuola italiana ad un esiguo numero di ore e solo ad alcuni indirizzi di studio, verrà ridotta ulteriormente dalla “riforma” Gelmini che elimina la disciplina dagli Istituti professionali dove la sua presenza aveva importante significato (grafici e stilisti di moda) e riporta i Licei Classici e Linguistici alla situazione precedente alle sperimentazioni che avevano dato dignità alla disciplina.
    Purtroppo dobbiamo rassegnarci a vedere affidata l’arte alla divulgazione, se pure seria e corretta, piuttosto che vederla asse portante dell’educazione dei giovani, nè sono servite le firme di docenti, studenti, storici dell’arte artisti e di intellettuali, raccolte per sensibilizzare la commissione riforma a questo problema.

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