Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Si intitola Hope for a new life. E il titolo, stavolta, dice tutto. Mostra un uomo che attraversa con un bambino in fasce la recinzione a Röszke, tra Ungheria e Serbia, il 28 agosto 2015. Questa è la foto dell’anno per il World Press Photo, scattata da Warren Richardson.
Si torna così, dopo le polemiche dei mesi scorsi, che vedevano lo scontro tra chi giudicava il Premio troppo “fotografico” e poco legato all’attualità e al giornalismo, alla dimensione di denuncia, di cruda ripresa della realtà dei fatti, alle origini del contest, nato nel 1955 e giunto alla sua 59esima edizione.
Scattata con una Canon EOS 5D Mark II, ad alta sensibilità (6400 ISO) e con un tempo lento (1/5 secondi), Richardson l’ha raccontata così: «Quella notte, dopo cinque giorni in un campo profughi, vidi un gruppo di circa 200 persone che si muoveva nascondendosi tra gli alberi, lungo la barriera del filo spinato. Mandavano le donne e i bambini e le persone anziane davanti. Giocammo tutta la notte al gatto e al topo. Erano circa le tre del mattino quando ho fotografato, senza usare il flash perché la polizia avrebbe potuto vedere quella gente. Ho scattato al chiaro di luna». E la storia ora ne è testimone.




















