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Ci sarà anche il Presidente Matteo Renzi, il soprintendente Massimo Osanna e il direttore del Grande progetto Giovanni Nistri insieme al Ministro Dario Franceschini la mattina della Vigilia di Natale a Pompei. Sarà un giorno di festa, un giorno di nuove promesse, un giorno in cui l’Italia si sarà rialzata o lo starà facendo. Ma al bando le ciance della politica, sarà in tutti i casi un buon giorno perché si riapriranno sei Domus restaurate, e “finalmente Pompei fa notizia per i restauri e non più per i crolli”, ha scritto Renzi sul suo profilo facebook, aggiungendo che bisogna chiudere la legge di stabilità “dove le tasse vanno giù e i soldi per scuola cultura e sociale vanno su”.
A latere della festa, però, vi sarà anche da tracciare un bilancio del Grande progetto Pompei che termina ufficialmente il 31 dicembre, ma che in realtà dovrà proseguire nella programmazione Fesr 2014-2020 per consentire il completamento della spesa dei 105 milioni di euro e la chiusura delle opere di messa in sicurezza del sito. Già, perché mentre il soprintendente Osanna è riconfermato fino al 2018, il generale Nistri ha incarico in scadenza il 31 dicembre: nella stessa data il direttore generale rientrerà sotto l’egida della Soprintendenza e la segreteria tecnica sarà assorbita negli uffici pompeiani, mentre andrà a casa la struttura di supporto di 17 unità, composta anche da molti ufficiali dell’Arma. E lasciare un Grande Progetto soccombere a una strana e involuta giurisprudenza non sarebbe il caso, se si vuole continuare a parlare di riaperture e non di crolli.



















