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The Beauty of Distance: Songs of Survival in a Precarious Age. È questo il titolo scelto dal curatore David Elliott per la diciassettesima edizione della Biennale di Sydney, in programma fra maggio e agosto. Ora arrivano le prime anticipazioni della importante rassegna, come la mostra che occuperà la Cockatoo Island, nel mezzo del porto di Sydney, con opere di big quali Cai Guo-Qiang, Tiger Lillies, AES+F, Isaac Julien, Brook Andrew.
Intrigante il progetto che prevede l’esposizione di 110 larrakitj – pali commemorativi caratteristici dell’espressione creativa aborigena – realizzati dagli indigeni Yolngu del North East Arnhem Land, affiancati ad altri creati da artisti come John Bock, Louise Bourgeois, Brett Graham, Angela Ellsworth.
Altre location coinvolte saranno la famosa Sydney Opera House, i Pier 2/3 – con una nuova installazione di Paul McCarthy – i Royal Botanic Gardens, l’Art Gallery of New South Wales.
link correlati
www.biennaleofsydney.com.au
[exibart]












Perchè usate il termine fastidioso big? Gli artisti non sono nè attori nè rock star, vi prego chi si occupa di recensire dovrebbe prestare attenzione alle parole
Sarà fastidioso ma è la realtà, gli artisti non sono tutti uguali. Ed è una discriminazione fatta a priori.
Ma se in ogni biennale ci sono sempre gli stessi “BIG” a cosa servono le biennali …”ogni due anni”. Ma non sta succedendo nulla?
I piccoli “bigghini” non riescono ad essere promossi a BIG?
i soliti noti…
si questa è una pratica che dimostra che la globalizzazione è un evento economico, giri per eventi, musei etc.. in tutta europa e trovi i soliti nomi, con opere troppo uguali e spesso poco significative, una volta andavi da cuneo a nizza (120 km) e tutto cambiava ora vai da cuneo a new york e tutto è uguale…
ma non dovrebbe esserci più varietà, gusto, senso estetico… un bel mondo piatto…