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L’Estate al Madre? Comincia con un ciclone. Che dalle premesse pare devastante almeno quanto quelli che si abbattono periodicamente sul Mississippi, o sulla Louisiana. Tanto da mettere in dubbio lo stesso regolare svolgimento della rassegna Un’Estate al Madre.
È proprio durante la presentazione di questa che scoppia l’ultimo bubbone polemico, che in verità covava già da giorni. È il direttore Eduardo Cicelyn ad attaccare, come riporta il Corriere del Mezzogiorno: “La Regione non paga i debiti da mesi, e questo crea problemi alla nostra programmazione, basata su impegni formali già approvati. Il nostro general contractor ci ha scritto otto giorni fa per dirci che non avrebbe più pagato le utenze. Se ci staccano la luce, il museo muore”. Una denuncia molto diretta, che si inserisce in un clima di polemiche che da mesi vede il museo e il suo direttore sul banco degli imputati. E una situazione finanziaria allarmante, tanto che il Madre ha annullato la mostra Il ventre di Napoli, che si sarebbe dovuta inaugurare l’8 luglio, con nove artisti chiamati a ragionare di napoletanità a partire dal capolavoro di Matilde Serao.
Alle accuse di Cicelyn, già anticipate con una lettere formale alla Regione, risponde l’assessore con delega ai musei Caterina Miraglia: “L’attuale amministrazione regionale è già impegnata sulle gravi questioni che interessano la Fondazione Donnaregina. E assumerà tempestivamente le decisioni più appropriate al fine di assicurare adeguata e rinnovata tutela alle attività culturali di interesse regionale, coniugandola tuttavia con l’ineludibile esigenza di rigore finanziario e di legittimità amministrativa. Appaiono perciò inutili se non inopportune le allarmistiche dichiarazioni rilasciate dal direttore della Fondazione, che tende a discreditare presso la pubblica opinione la nuova giunta, a cui non è imputabile alcuna inadempienza o ritardo”.
Piena battaglia, dunque, che si sposta sul fronte politico. Giunge comunque la controreplica del Madre: “La Fondazione Donnaregina non è a conoscenza delle gravi questioni che, secondo l’assessore Miraglia, la interesserebbero, né ha mai lamentato la mancanza di fondi su cui alcune testate locali erroneamente insistono. Mai d’altronde la Fondazione ha impegnato o speso risorse che non le fossero state attribuite in precedenza con delibere della Giunta Regionale della Campania. Il direttore Eduardo Cicelyn ha semplicemente messo in evidenza un’anomalia verificatasi negli ultimi mesi nella gestione della cassa di palazzo Santa Lucia. Le risorse spettanti alla Fondazione per la conduzione del Museo Madre e per le attività culturali esercitate nel triennio scorso con fondi europei sono infatti già rendicontate da tempo con atti formali depositati presso gli assessorati, approvati dai dirigenti e inoltrati in ragioneria per i pagamenti. È lì che una volontà politica nuova ha deciso di fermare tutto ed è per questo che la Fondazione Donnaregina si trova ora angustiata da debiti eccessivi nei confronti del gestore del Madre, cioè di Scabec. Neanche si riesce a capire quali ulteriori controlli potrebbero mai essere esercitati su rendiconti la cui congruità e la cui correttezza sono già state vagliate a tutti i livelli anche negli uffici regionali”. Segue elenco con delibere e cifre, che vi risparmiamo per carità…
Che succederà ora? Staremo a vedere già nei prossimi giorni. Intanto, abbiamo notato noi, ma anche altri organi di stampa, il sito internet del Museo Madre oggi non funziona. Coincidenza birichina o prime avvisaglie di insolvenze che portano alla sospensione di servizi?
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[exibart]












Era chiaro a tutti che, nonostante le (un po’ tronfie, invero) rassicurazioni del Direttore, il cambio a Palazzo Santa Lucia si sarebbe fatto sentire. E difatti. Vero è che il Madre, da quando ha aperto, ha speso un po’ troppo allegramente le più che cospicue risorse regionali ed europee, senza che a questo corrispondesse un rilancio globale della zona (oltre che una sua riqualificazione urbanistica). Inoltre a finanziamenti da capogiro non sono mai corrisposti incassi da capogiro. Fuorvianti, per non dire schizofreniche, le dichiarazioni dei vertici del Museo, che un tempo vantavano una disponibilità economica di qui al 2150, poi hanno cambiato rotta, iniziando a lamentarsi e a dire che le serate di Madrenalina servivano per ‘fare cassa’ e ‘pagare la bolletta della luce’. Insomma, nonostante la conferenza stampa convocata tempo fa in nome della ‘trasparenza’ sull’attività del Museo, è chiaro che Donnaregina non può essere additato come un esempio di buona gestione. Di qui però a ipotizzare una chiusura del museo ce ne corre, soprattutto se questa assume i contorni di una ‘vendetta politica’ (ma voglio sperare che un’ipotesi così puerile e poco furba anche politicamente sia, appunto, un’ipotesi).
Scorrendo i commenti sui siti delle testate locali, salta inoltre agli occhi un dato: il Madre è un museo odiato, una struttura ‘antipatica’… probabilmente per il suo valore simbolico (emblema di un bassolinismo che i napoletani hanno dapprima osannato, poi vituperato), ma anche perché mai il suo direttore è apparso propenso all’autocritica e alla dialettica… ai tempi delle vacche grasse si comportava come un dominus (e difatti molti correvano ad omaggiarlo). Il Madre insomma pare non essere ancora entrato nel ‘cuore’ dei napoletani… perché?
Infine, vorrei spendere due parole per il Museo Filangieri, chiuso da anni. Per il quale le risorse evidentemente non sono mai state reperite.
i soldi da buttare si trovano sempre, quelli per far funzionare le cose no
cicelyn chiagne e fotte, come al solito. dimissioni subito, il madre ha bisogno di un vero direttore
perchè non ha ridefinito in maniera positiva e decisa l’immagine della nostra città, perchè non ha creato “valore” attraverso il formarsi di una propria collezione, perchè non ha elevato un trasparente e democratico livello di occupazione. ecco perchè il Madre non è entrato nei cuori di tanti napoletani.
Effettivamente in questi anni il direttore sembra essersi divertito a farsi nemico tutti gli altri operatori culturali della città (galleristi, artisti, critici/curatori etc.).
Basta pensare a Del Vecchio costretto ad emigrare a Berlino per recuperare uno sbocco lavorativo (anche lui campione di simpatia), e al fatto che gli unici artisti napoletani a cui Cycelin ha organizzato una personale sono i milanesi Vedovamazzei e il berlinese Lorenzo Scotto Di Luzio.
Essendosi fatto terra bruciata intorno, non credo che egli riuscirà a creare un gruppo di napoletani intenzionati a difenderlo.
Raccoglierà ciò che ha seminato.
chiamate uno come Hans-Ulrich Obrist al Madre e poi vedete cosa vuol dire fare arte contemporanea! purtroppo, Napoli è una città sigillata in un meschino oligopolio “culturale”, retto da damazze da salotto e professionisti con la puzza sotto il naso, dal quale prima o poi i più avveduti fuggono, o sono costretti a fuggire.
Lia Rumma ha fatto un enorme investimento, ma dove l’ha fatto? a MILANO… meditate gente…
condivido in pieno le analisi di Pignatelli e Agliottone.
Le dichiarazioni del direttore del MADRE ce le si sarebbe dovute aspettare. La conferenza sulla gestione dell’ultimo triennio era stata illuminante sule posizioni e i pensieri delle parti in causa.
Il MADRE è un ” feudo” bassoliniano, anche le parole del presidente della fondazione sono state chiare.
Il MADRE è antipatico perchè gli enormi investimenti in esso profusi non hanno creato NULLA se non un significativo rigonfiamento nelle tasche della SCABEC e di pochissimi individui.
Mi permetto di sottolineare come il problema riguardi non solo il museo ma tutta la gestione del contemporaneo in campania dove negli ultimi anni non c’è mai stata una politica di sviluppo settoriale ma si è ragionato solo in maniera clientelare e atomistica elargendo contentini un po’ qui un po’ li.
Artisti, curatori, critici e galleristi, che facevano di napoli uno dei centri dell’arte contemporanea più all’avanguardia in italia, sono fuggiti da una situazione insostenibile e da una politica che non ha fatto altro che creare dissenso nei confronti di un settore che, nel resto del mondo, è invece considerato un volano di crescita economica e sociale.
c’è bisogno di una riorganizzazione programmatica che ridefinisca le linee di azione per il prossimo futuro.
la nuova amministrazione per ora nicchia.
e noi stoicamente aspettiamo.