17 giugno 2009

Lambretto Art Project, con Kutluğ Ataman spazio all’arte turca

 

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È uno dei più importanti artisti turchi contemporanei, e utilizza il mezzo del video per realizzare progetti e installazioni che esplorano lo spazio sociale turco mettendo in luce le contraddizioni tra questo e gli stili di vita omologata che attraverso la globalizzazione s’impongono oggi nei paesi più tecnologizzati.
Nel nuovo spazio milanese Lambretto Art Project arriva Kutluğ Ataman, per una conversazione con Maurizio Bortolotti sul suo nuovo progetto Mesopotamian Dramaturgies e sulla mostra “Dictionary”, pensata per accogliere parte di questo lavoro sull’idea del linguaggio nell’epoca della globalizzazione. La mostra sarà ospitata  il prossimo settembre dalla galleria Francesca Minini, che ha curato anche l’evento ospitato da Lambretto.
Durante l’incontro sarà possibile assisetere a una video conversazione registrata a Istanbul alcuni mesi fa, nella quale vengono affrontati alcuni dei punti discussi poi nell’incontro milanese.
E l’occasione non poteva sfuggire a Exibart.tv, che infatti a breve trasmetterà il video che verrà proiettato durante la serata… (h.m.)

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www.exibart.tv


Giovedì 18 giugno 2009 – ore 19.00
Lambretto Art Project
via Cletto Arrighi 19 – Milano
Info: 0226418090 –
info@lambrettoartproject.com
Web: www.lambrettoartproject.com

[exibart]

4 Commenti

  1. Il direttore del lambretto è mariano pickler che affitta/vende (nel zona ventura che lui ha riqualificato) alla galleria francesca minini che lavora anche lei con Ataman. Il lambretto-pickler promuove Ataman per sostenere la galleria francesca minini in modo tale che possa sopravvivere in zona ventura e contribuire a mantenere un clima raffinato e prezzi immobiliari alti.

    Ecco come l’econimia si integra con la critica d’arte in italia.

  2. Quindi Pichler sostiene gli artisti delle varie gallerie che sono in affitto in zona ventura.
    Ecco che tornano certi conti!!!

  3. Non dimentichiamo che Francesca è figlia di Massimo Minini. Che poi un artista venga legittimato dal sistema di persone ed istituzioni operanti nel mondo dell’arte, non è una novità. Che logiche politiche ed economiche si infiltrino in questo sistema, come in ogni altro, non è nemmeno questa una novità. Ma se il sistema dell’arte fosse ridotto ad un mero ‘do ut des’, come Rossi sembra suggerire, e non fosse invece profondamente pluralista, non avremmo artisti rappresentati dalle più importanti gallerie che non contano nulla sul grande tavolo da gioco. Vedi Elisa Sighicelli tra i tanti.

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