26 aprile 2010

L’Ara Pacis e il muretto di Meier. Ecco perché Alemanno vuole abbatterlo…

 

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Il camion-bar tornato a presidiare la zona dell’Ara Pacis...
Ne avrete sentito parlare negli scorsi giorni: l’amministrazione comunale, dopo aver rinunciato a “smontare la nuova teca dell’Ara Pacis di Richard Meier e trasferirla in periferia”, deve almeno raggiungere il risultato minimo di abbatterne una parte. L’obbiettivo dunque è diventato un muretto tangente al Lungotevere, che toglierebbe alle auto di passaggio la vista delle chiese di San Rocco e di San Girolamo. Addirittura il grande architetto americano è stato invitato a dei patetici sopralluoghi dopo i quali, probabilmente prendendo sottilmente in giro il sindaco di Roma, ha definito “strabiliante e perfetta” l’idea di abbattere il muretto.
Ora, da qualche giorno, con grande sollevamento dei residenti della zona e della stampa locale, si è scoperto il vero motivo per cui l’amministrazione persegue la insensata modifica architettonica: tra le due chiese offese dal muretto è stato riposizionato un orripilante camion-bar (Exibart ha già parlato altre volte di questi catafalchi appartenenti ad una famiglia sedicente “mafiosa” che con la prepotenza e le connivenze istituzionali ha ottenuto di poter piazzare un atroce carretto davanti ad ogni monumento della città, rendendolo – per dirne una – infotografabile).
E pensare che, con fatica, la precedente amministrazione era riuscita (in occasione dell’inaugurazione della teca di Meier) a revocare almeno la licenza per quella posizione, liberando da questa vergogna unica al mondo almeno la zona dell’altare della pace di Augusto. Oggi, evidentemente, la licenza è stata riconsegnata e l’increscioso bar ambulante staziona tra le due chiese. In attesa che il muretto venga abbattuto affinché chi transita sul Lungotevere possa avere migliore visibilità. Verso il camion-bar…

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[exibart]

14 Commenti

  1. Eppure sarebbe così semplice, basterebbe distruggerlo. Ma queste cose oggi non si devono e possono fare, già… passerebbe come un atto vandalico…

  2. Caro Tonelli,
    sono stato nel tempo uno dei più feroci critici della nuova teca dell’Ara Pacis. In primo luogo per la sua assoluta inutilità, in secondo luogo per la sua aderenza alla nuova retorica degli spazi polivalenti (che cercano di fare tutto e lo fanno ovviament male) e in terzo (ma non ultimo) luogo per la sua inadeguatezza estetica. I muri bianco-calce che svettano dalle diverse prospettive sono un cazzotto in un occhio continuo per chi si trova a passare in quella zona (che attende ancora la riqualificazione del mausoleo di Augusto). Ovviamente la mia non è una critica all’opera in senso assoluto, ma procede dalla sua contestualizzazione che purtroppo non ha funzionato. Per cui l’ipotesi di traslare l’intero baraccone in periferia mi sembrava interessante, se non altro perché avrebbe potuto essere riadattata non tanto a campo di calcetto, come si disse, ma magari a struttura museale e di ricerca per il contemporaneo (e allora sì che l’ampia cubatura e la differenziazione degli spazi sarebbe servita per dare un po’ d’ossigeno alla periferia di questa città che si finge chic, ma invece è tra le più degradate d’Italia. Si potrà obiettare che il tutto sarebbe costato una cifra altissima e che di questi tempi tale spreco sarebbe quantomeno immorale. E allora ci potrei anche stare, teniamoci il casermone e pazienza. L’occhio non impareremo mai a farcelo, ma per lo meno non avremo sulla coscienza l’ennesimo sperpero di fondi.
    Tuttavia a questo punto va fatto un distinguo importante. Di tutto l’armamentario che ha messo su Meyer il muretto che si vuole ora abbattere è la cosa che disturba meno. E’ la cosa più discreta che sia stata tirata su. Anche perché è la più “bassa” e anche una delle poche che non sono di color bianco sparato. Che chiuda la visuale alle automobili poi è un problema che va chiarito in entrambe le sue prospettive. Da una parte infatti impedisce a chi viaggia in auto di vedere le chiese, è vero, ma non mi sembra che il turismo in automobile sia una pratica che meriti particolare attenzione o sensibilità istituzionale. Dall’altra parte, invece, il muretto impedisce la vista “delle” (e non “dalle”) automobili ai visitatori che transitano davanti alle chiese per visitarle invece che per vederle di sfuggita (e il che mi pare solo possa essere un bene). Meyer dunque fa bene a sfottere Alemanno perché da buono straniero non assuefatto alle cazzate italiane ha capito subito che la proposta è quantomeno “empia”.
    Sulla questione dei camioncini che oggi è posta qui su Exibart non so davvero quanto risponda a verità. Ma che evidente per tutti quanto tale invasione sia esteticamente disastrosa. Inoltre i pregiudizi di “illegalità” sembrano tutto tranne che infondati. Per non parlare del fatto che a Roma manca tutto tranne i regolari bar, per cui anche il turista più brutto e maleducato, con gli shorts, i calzini, i sandali e il cappello a forma di ombrellino, non rischierà mai di restare senza la sua “soda”. E certo credo che prima di porci il problema di dare degna collocazione a uno di questi osceni (ed esosissimi) camioncini dovremmo porci quello di rimuovere degli scempi tipo quello del (quasi) dirimpettaio lungotevere di Castel Sant’Angelo, dove tra gazebi di plastica, bancarelle di prosciutti (ci sono davvero!!!!) e giostrai, fanno somigliare il più bel pezzo di lungofiume del mondo alla sagra di paese di Orte Scalo.

  3. Eccone ‘nantro che all’epoca avrebbe smontato di persona la torre Eiffel (mi riferisco al commento prima del mio)… a me, per dirla alla Proietti, la teca me piace; passeggiando per via del Corso mi è sbucato uno dei suoi candidi angoli squadrati fra due orridi opprimenti palazzoni di architettura fascista… mi sono sentita rinascere, è stata come una boccata di aria fresca!

  4. Alla fine si riduce tutto ad un fatto politico, Alemanno che vuole buttar giù la teca per disprezzo verso l’opera della giunta di sinistra, ovviamente chi è di sinistra disprezza l’idea e si schifa dei palazzoni “fascisti” sebbene sia dimostrato che lo stile fascista praicamente non esiste, basta andare a Parigi al “Palais de Tokyo” per vedere che anche quello appartiene allo stesso stile.
    Ora la teca c’è, magari era meglio fare qualcosa di più leggero, magari il muro da fastidio, sì, ma l’opera in sé non è mal riuscita e anche i palazzoni “fasisti” se ristrutturati non starebbero male dato che lo stile ricorda quello lineare della teca.

  5. Sinceramente è un articolo più politico che altro, sembra più un attacco all’attuale sindaco….del problema in se per se non vè nè frega niente….siete politicizzati…anche qui…che palle….sti rossi…

  6. dall’articolo: “famiglia sedicente mafiosa”.. possibile? sarebbe una notizia, non mi sembra succeda tanto spesso che qualcuno si dichiari mafioso, essendo un reato, quindi perseguibile per legge..

  7. Ne avevo sentito parlare sempre in maniera negativa ma francamente non avevo ancora afferrato la portata di questa bruttura.

    Certo mettere l’Ara Pacis sotto teca, solo un americano, con tutto il rispetto, poteva immaginarlo, tuttavia quel muretto di cui si parla, che di per se sarebbe pure di secondaria importanza si è invece imposto all’attenzione per la propria inadeguatezza e per la scandalosa mortificazione che impone alle due chiese.

    Non ci sono scuse: che si abbattano e che si stia più attenti a come si spendono i soldi per dei progetti così delicati.

    Giovanni scaglione

  8. L’ara pacis sotto teca ce la misero i fascisti, che erano dei delinquenti maniaci criminali e imbecille ma avevano buoni architetti.
    Meier, architetto altrettanto bravo, ha progettato qualcosa che è discutibile, come ogni cosa, ma non è una teca.

  9. Ah!
    Gli orrendi chiostrini se non erro dovrebbero essere patrimonio della famiglia Tredicine, che vantano un consigliere, in quota PDL, nel ridente Comune di Roma. Almeno quello di via del Corso angolo via delle Carrozze

  10. Gentile Sig.Scaglione,

    a parte i giudizi personali sulla nuova Teca vorrei informarla che il monumento era già sotto
    teca prima.
    Quella di Mayer è solo una nuova teca.
    Sono davvero tanti anni che non passa da Roma!
    La precedente è del 1938! Si aggirava in quei tempi per la città un certo Mussolini, si ricorda?

  11. P38 (e glissiamo sul cattivo gusto del nick, altro che palazzoni fascisti…) ma pensare con la tua testa no? Mi sembri come certi imboniti da certo clero che ti ammorbano con la differenza tra laico e laicista…

  12. Già, è vero, che palle ‘sti rossi…
    L’architettura razionalista disturba?
    C’è chi davvero non sopporta più girotondi e commemorazioni…

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