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Si potrebbe stilare una classifica annuale delle azioni più eclatanti realizzate dagli attivisti russi con relative pene. Si, ci risiamo e, questa volta, si tratta di Ekaterina Nenasheva, arrestata per un capo di imputazione piuttosto singolare. L’artista russa, già membro delle Pussy Riot, non voleva smetterla di camminare lungo le strade di Mosca, indossando il visore VR per la realtà aumentata. Non è la prima volta che Nenasheva compie azioni simili, nel 2016 aveva attraversato la capitale portando sulle spalle un letto di ferro, per protestare contro i maltrattamenti perpetrati negli istituti di reclusione per minori. Questa volta, però, più che di una performance si trattava di una fase preliminare, quella della raccolta di immagini urbane da sottoporre a pazienti di cliniche psichiatriche, per realizzare l’opera Between Here and There. La mappatura della città con i visori stava procedendo costantemente dal 12 giugno e fino alla Piazza Rossa, dove le forze dell’ordine l’hanno tratta in arresto per un interrogatorio, con l’accusa di rappresentare un pericolo per la comunità vivendo, di fatto, in una realtà parallela. Tra il filosofico e il giuridico. In ogni caso, i tentativi dell’artista di spiegare il suo progetto hanno evitato le pesanti ripercussioni a cui siamo abituati ogni volta chi si parla di argomenti del genere e la polizia ci è andata leggera. La Nenasheva è infatti stata sottoposta al giudizio di uno psicologo che non ha appurato alcuna causa per trattenerla, riscontrando anzi una «personalità poetica e creativa». Oltre che motivata: «In Russia ci sono 150.000 persone chiuse negli ospedali psichiatrici, che subiscono ancora metodi come l’isolamento. Ma cosa succede a una persona che vive in queste condizioni? Che cosa succede alla sua percezione, al suo corpo, alla relazione con lo spazio circostante?», chiede Nenasheva.


















