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È il Museo d’Arte Contemporanea di Calasetta, struttura voluta e difesa dall’artista Ermanno Leinardi prima della sua scomparsa nel 2006, ad ospitare per una settimana in Sardegna il workshop dal titolo Lavora Idiota, animato da due importanti artisti come Diego Perrone – Master del corso – e l’ospite esterno Christian Frosi.
Gli artisti chiamati a partecipare sono Alessandro Biggio, Paolo Carta, Giulia Casula, Marta Fontana, Laura Santamaria, Josephine Sassu, Alia Scalvini. Il laboratorio prevede inoltre un incontro con i giovani artisti della GiuseppeFrau Gallery del villaggio Norman di Iglesias ed una conversazione con Chiara Vigo al Museo del bisso di S. Antioco, sulle modalità e tecniche di lavorazione e tessitura del bisso.
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Tipo be stupid di Diesel? o il no future punk ricopiato anche quello?è veramente un NO FUTURE per le italiche sorti
Lavoro idiota, antiaccademismo ma poi nei fatti si persiste all’ interno dei medesimi codici…per non parlare dell’imprevedibile invito di cristian dell’amico Diego.
Predicano bene e razzolano male. Potrei suggerire io cosa significa prendere VERAMENTE sul serio alcuni presuposti teorici.
“lavora idiota”:che titolo e’??? mi ricorda alberto sordi nel sorspasso… Lavoratori? Prrr
Buon lavoro a tutti voi!
da MARS e da CARS
Siamo vs sostenitori.
titolo stupido
Francamente anche io mi sento di sostenere questo tipo di iniziative. Perchè non si dovrebbe? Non si tratta di “sostenere” o” non sostenere”.
E non è nemmeno una questione di invidia o frustrazione. Cosa si dovrebbe invidiare?
I presupposti di queste iniziative sono i sintomi di una situazione in cui non c’è confronto e non c’è reale apertura. Anche se la forma del workshop può essere la formula migliore e più fertile.
Questa iniziativa è la meno. Gli effetti di un sistema chiuso si riflettono sul linguaggio. Poi regolarmente ci si lamenta quando non ci sono italiani nelle principali rassegne internazionali.
sinceramente non ho capito se sei contro ma anche no, o favorevole ma anche no
quali sono, Luca Rossi, questi “presupposti di queste iniziative” e quali, soprattutto “i sintomi di una situazione in cui non c’è confronto e non c’è reale apertura”. Cosa intendi? Perchè manca questa “reale apertura”? Quale sarebbe, per te, una “reale apertuira”? Non sei mai diretto e franco, sei sempre così criptico che finisci per irritare dando l’impressione – forse sbagliata – che tu stia solo smuovendo a caso le acque…
meno male, almeno, che “la forma del workshop” ti appare come “la formula migliore e più fertile”. Allora? Fertile o mancanza di apertura?!!!
Veramente desidero capire come la pensi, e in questo peculiare caso, comprendere la tua più generale visione.
Con interesse reale e sincero
Babajaga crew
I presupposti : vengono stimolati solo e sempre i medesimi canali, i medesimi contatti. Poi, una volta invitato Diego Perrone, questi invita Cristian Frosi…si tratta dei soliti giri prevedibili…devo stare a elencare tutti i pregressi? Non mi va, e non è questo il punto.
Il punto è che si indugia sulle medesime dinamiche dirette da 4-5 operatori. E quando si propone un ‘alternativa, un certo clima bulgaro pone la censura. Non ho mai pensato di cambiare il fantomatico, quanto vago, sistema. Però questo clima italiano infarcito di esterofilia e paura è veramente provinciale. Piccolo ,piccolo e risibile. Quello che ho innescato è una riflessione personale che già fa vedere alcuni frutti.
Come mai in italia non riusciamo a formare personalità artistiche che possano contribuire ad un dialogo sovranazionale?
Non si tratta di scuole e finanziamenti alla cultura. Si potrebbe fare molto con poco. Gli operatori che potrebbero fare qualcosa preferiscono mantenere una profilo rassicurante, pensare al loro piccolo orticello, compiacere tutti, resistere; sopravvivere, semmai avvinghiati a quel minimo posticino pubblico o a quella nuova fondazione. Come biasimarli in un italia avversa al contemporaneo?????
Questo workshop è una cosa interessante, come si fa a dire il contrario quando si organizza un workshop con giovani artisti??? E poi con un nome così perfetto, lo dico senza ironia.
Però si arriva a queste iniziative sempre all’interno delle medesime dinamiche. Le stesse dinamiche che hanno idolatrato e illuso in questi ultimi 15 anni. Le stesse dinamiche che ribattono 40 volte lo stesso artista italiano in italia, come se costui fosse storicizzato, togliendo opportunità ad altri; cristallizzando un lavoro ancora non maturo che poi si presenta sulla scena internazionale impreparato, come copia sbiadita dell’originale.
Queste dinamiche fanno il male di tutti. Non c’è confronto, non ci sono spazi di confronto. E allora uno si crea un blog dove convergono tutti i livelli del sistema. Una cosa piacevolmente autoreferenziale ed autosostenibile.
Il fine è mettere veramente in discussione alcuni codici e alcune convenzioni. Ma l’unica speranza è il “fai da te”. Non mi sono mai aspettato nulla dal cosiddetto sistema. Perchè questo sistema neanche c’è, e ho le cose così chiare in testa che non mi serve alcuna legittimazione.
bello invece non riuscire ‘a formare personalità artistiche’
e che sarebbe!
e che stemo davvero davero a lu mobilificio?
Ciao Luca Rossi, su molto d’accordo con te, e anche sulla necessità di un più fertile confronto che, però, c’è da anni, in giro: qui e altrove, basta solo che tu non ti accontenti di guardare e valutare i soliti accrditati, riviste più note, gall. più copnosciute, curatori “allapagge”… Guarda tra i critici bravi, ce ne sono.
Comunque…, anche qui, puoi approfondire? Con esempi: quali i critici italiani coraggiosi e non omologati? Ce ne saranno, anche per te…
Quali gli artisti che vedi sulla buona strada?
gallerie? sp. no-profit? Blog e webmagazine?
Eddai, diamo un pò di note positive e soprattutto propositive…
Me