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Niente sale, ma stanze chiuse al pubblico, corridoi, depositi, aree marginali. Ecco lo spazio espositivo secondo Taylor Macklin, gestito proprio da cinque artisti nella periferia di Zurigo, che fino al 6 maggio è in trasferta nella Capitale, presentando un programma a partire dall’architettura di Villa Maraini, organizzando in maniera quotidiana gli spazi e “scrivendo” la nuova storia, in un dialogo costante con gli spazi di Zurigo.
Si inizia stasera, e si inizia usando un immaginario cinematografico, fatto anche degli stessi termini del cinema, per poter leggere l’intero programma come un film: scene in continuo movimento, personaggi e luoghi in uno specifico lasso temporale, insieme alla mostra collettiva “No Hope, No Fear” che si terrà in uno degli appartamenti privati della dipendenza, a cura di Daniel Peterson e con un’installazione site specific di Rose Salane e opere di Marco Barrera, Ian Markell, Emma McMillan, Johann Neumeister, Eric Schmid e Roger Van Voorhees. Dov’è la novità? Che anche in questo caso gli spazi saranno usati non come sala espositiva, ma come vera e propria residenzza: gli artisti, infatti, abiteranno nell’appartamento e il pubblico potrà scoprire la mostra prendendo un appuntamento al numero 3483271631. Chi ha detto, insomma, che le mostre abbiano bisogno di white cube? Da queste parti, le troverete ovunque.




















