01 aprile 2016

L’Istituto Svizzero come non l’avete mai visto. A Roma il collettivo Taylor Macklin rivoluziona, con una mostra, gli spazi di Villa Maraini

 

di

Niente sale, ma stanze chiuse al pubblico, corridoi, depositi, aree marginali. Ecco lo spazio espositivo secondo Taylor Macklin, gestito proprio da cinque artisti nella periferia di Zurigo, che fino al 6 maggio è in trasferta nella Capitale, presentando un programma a partire dall’architettura di Villa Maraini, organizzando in maniera quotidiana gli spazi e “scrivendo” la nuova storia, in un dialogo costante con gli spazi di Zurigo. 
Si inizia stasera, e si inizia usando un immaginario cinematografico, fatto anche degli stessi termini del cinema, per poter leggere l’intero programma come un film: scene in continuo movimento, personaggi e luoghi in uno specifico lasso temporale, insieme alla mostra collettiva “No Hope, No Fear” che si terrà in uno degli appartamenti privati della dipendenza, a cura di Daniel Peterson e con un’installazione site specific di Rose Salane e opere di Marco Barrera, Ian Markell, Emma McMillan, Johann Neumeister, Eric Schmid e  Roger Van Voorhees. Dov’è la novità? Che anche in questo caso gli spazi saranno usati non come sala espositiva, ma come vera e propria residenzza: gli artisti, infatti, abiteranno nell’appartamento e il pubblico potrà scoprire la mostra prendendo un appuntamento al numero 3483271631. Chi ha detto, insomma, che le mostre abbiano bisogno di white cube? Da queste parti, le troverete ovunque. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui