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Comunque la si guardi, ne usciamo con le ossa rotte. E con molti temi su cui riflettere, seriamente. È l’implacabile fotografia del capitale culturale e ambientale stilata tra otto paesi occidentali, proposta dal Cult Index – progetto di The European House-Ambrosetti – che sarà presentato in novembre alla Settimana internazionale dei Beni culturali e ambientali di Firenze, e ora anticipato dal website del Ministero per i Beni Culturali.
L’Italia si colloca dunque al primo posto per siti iscritti tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco (44 in totale), ma all’ultimo – per esempio – per il numero di volumi nelle biblioteche pubbliche. Come dire: avremmo risorse culturali per primeggiare a livello turistico, ma ci facciamo sopravanzare da altri per cattiva gestione e strategia. E non riusciamo ad onorare la nostra storia di supremazia culturale, trascurando servizi essenziali come le biblioteche.
Nella classifica complessiva, dunque, l’Italia si colloca al quarto posto dietro Stati Uniti, Regno Unito e Francia, di poco davanti a Germania e Spagna, mentre Grecia e Giappone chiudono l’elenco. Le tre regioni italiane che hanno il punteggio più alto per quanto riguarda il Capitale culturale e ambientale sono Lazio, Toscana e Umbria, mentre agli ultimi posti ci sono Sardegna, Calabria e Campania.
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[exibart]











