24 gennaio 2016

L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità? Ecco il caso della Porta Nord del Duomo di Firenze, ricreata come seicento anni fa

 

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L’originale, realizzata da Lorenzo Ghiberti con il padre e un giovane Donatello, è finita nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. La “posticcia”, anche se definirla così è una vera bestemmia, è invece visibile da oggi proprio sulla facciata del Battistero.
Parliamo della Porta Nord, replicata sul modello originale, con una serie di tecnologie che mimano esattamente il processo di lavoro di 600 anni fa, visto che la scultura, perché di questo si tratta, era stata realizzata tra il 1402 e il 1424.
Per questa versione, invece, sono serviti “solo” 4 anni, e un’altra lunga serie di numeri davvero interessanti: sei mesi di studi, 15 persone impiegate a tempo pieno, 350 ore di cesello per ognuno dei 28 pannelli, 3,5 tonnellate di bronzo, 15 di materiale refrattario, 440 chili di cera per realizzare gli stampi, 1 tonnellata di silicone per fare i calchi dei pannelli e dei fregi della cornice.
La replica, realizzata a Firenze dalla Galleria Frilli nella Fonderia Ciglia e Carrai, ha permesso così il restauro dell’originale eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure e terminato lo scorso ottobre. Un progetto interamente finanziato con fondi privati messi a disposizione dall’Opera di Santa Maria del Fiore e dell’associazione di impreditori di tutto il mondo (e di tutte le fedi) Guild of the Dome Association, con lo scopo comune di supportare i valori universali dell’arte. 

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