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Oltre il Palazzo di Cristallo, l’altro edificio presente nel parco del Parco del Retiro, il cuore verde ed elegante del centro di Madrid, è il Palazzo Velasquez, ben più grande e più solido, senza nessuna trasparenza, di quello di Cristallo. Fino a ieri qui ha avuto luogo una bellissima mostra, una delle più riuscite dell’attuale stagione espositiva di Madrid.
Protagonista Andrzej Wróblewsky, artista nato in Lituania, trasferitosi in Polonia, dove è divenuto una specie di idolo, mentre fuori dai confini polacchi è relativamente poco conosciuto. Wróblewsky ha una storia che in parte ha contribuito a farne una figura leggendaria. È autore di centinai di lavori, tra dipinti e disegni, e spesso i quadri sono lavorati davanti e sul retro della tela, tanto che la mostra si chiama “Andrzej Wróblewsky Verso/Reverso”, e a volte le due pitture sono conflittuali, sembra quasi che una interroghi criticamente l’altra e viceversa. Ha attraversato diverse stagioni espressive, dall’Astrattismo a un Realismo descrittivo, lavorando su diversi temi: la guerra, la vita di tutti i giorni, il mondo delle macchine, l’individuo. È stato fautore dello stalinismo e poi critico verso il dittatore. Ha dato la sue personale versione della modernità. E il tutto in soli dieci anni di attività, dal 1948 al 1957, perché Wróblewsky muore a neanche 30 anni per un banale incidente in montagna.
La mostra di Madrid ha ripercorso questo decennio di pittura per cui non trovo una definizione migliore di “straordinariamente urgente”. Una pittura che si dipana come il racconto di un talento, consapevole e vibrante, ambizioso e sperimentale (i “verso” a volte sono autentici gioielli pittorici). Ne ha messo in luce la mano sapiente, specie nei disegni, fatti come in velocità: pochi tratti ed ecco il farsi di un’immagine. Il luogo che l’ha ospitata ci ha messo del suo: bello ed elegante fuori, impeccabile dentro, allestito perfettamente. Una sorpresa graditissima, insomma questa mostra.




















