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Dei 45 artisti selezionati per raccontare le trasformazioni, i conflitti e le speranze della città di Istanbul, nella mostra “Istanbul. Passione, gioia, furore” esposta in queste settimane al Museo MAXXI di Roma, Mario Rizzi è l’unico artista italiano. Negli ultimi anni, infatti, l’artista ha lungamente vissuto e approfondito le sue ricerche sul territorio turco. Questi luoghi hanno permesso a Rizzi di approfondire in modo ancor più completo le sue ricerche sull’altro quale espressione di una cultura, di una visione e di una interpretazione differente, mettendo in luce le difficoltà e le visioni di una realtà da sempre cerniera tra Oriente e Occidente.
La Biennale di Istanbul del 2005 segna una tappa importante nel lavoro di Mario Rizzi, non soltanto perché è il momento in cui l’artista abbandona la fotografia per iniziare a realizzare opere video sul multischermo, ma anche perché da allora si instaurerà un lungo e profondo rapporto fra l’artista e la Turchia, grazie al quale vedranno la luce alcuni dei suoi lavori più significativi come Murat e Ismail, la storia di un padre e un figlio, piccoli artigiani a Istanbul e Kazın Ayağı (Lucciole per lanterne), che utilizza la tecnica del teatro delle ombre per parlare del tema della gentrificazione e dell’emarginazione dalla società delle comunità rom e curda. Dopo dieci anni dal suo primo ‘incontro’ con il contesto turco Mario Rizzi è tornato ad Istanbul per girare, nell’estate del 2015, The Outsider. Il film affronta il tema della consapevolezza della società civile turca, all’indomani dell’occupazione di Gezi Park, attraverso le esperienze di confine di tre gruppi: uno ambientalista, uno armeno e la comunità Lgbt.
Questa sera per il nuovo appuntamento del ciclo “Turchia Senza Confini?”, proprio questo film verrà proiettato in versione originale (con sottotitoli in inglese e italiano) nell’Auditorium del MAXXI, seguito da un dialogo tra l’artista e Yasemin Taşkın, giornalista e scrittrice turca.


















