27 giugno 2009

Molta politica (e poca Italia…) all’undicesima Istanbul Biennial

 

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67962Sarà What Keeps Mankind Alive? il titolo dell’undicesima edizione della International Istanbul Biennial, in programma in Turchia fra il 12 settembre e l’8 novembre prossimi. Titolo che è la traduzione in inglese della canzone Der Mensch del lebt del wovon di Denn?, tratta da The Threepenny Opera, scritta in 1928 da Bertolt Brecht, in collaborazione con Elisabeth Hauptmann e Kurt Weill.
Il tema è quello del processo di ridistribuzione della proprietà all’interno della società borghese, e c’è da prevedere che caratterizzerà le scelte curatoriali del collettivo croato What, How and for Whom/WHW – Ivet Curlin, Ana Devic, Natasa Ilic e Sabina Sabolovic -, che dirigerà la biennale. E che ora ha reso nota la lista degli artisti invitati, nella quale spicca l’assenza di rappresentanti italiani.
Qualche nome? Da Jumana Emil Abboud a Deimantas Narkevicius, Nam June Paik, Marko Peljhan, Lisi Raskin, Karen Andreassian, Yüksel Arslan, Hans-Peter Feldmann, Sharon Hayes, Jesse Jones, Mladen Stilinovic.

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www.iksv.org/bienal/english

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4 Commenti

  1. Secondo me è colpa di quelli che in Italia hanno i soldi per produrre eventi interessanti e, per farsi belli agli occhi degli altri, li spendono tutti a favore dei progetti (a volte loffi) di artisti stranieri.

    In questo modo chi viene da fuori trova il paese di bengodi e gode nell’incularci, e agli artisti nostrani restano solo pernacchi e sberleffi. La cosa è triste perchè sono convinta che il lavoro dei nostri non è certo meno interessante di quello degli altri.

    E’ il lento e triste declino di un paese provinciale nella sua esterofilia.

  2. Ci credo, prendono le copie originali degli artisti. Già ultimamente gli artisti si assomigliano, in italia sono anche afflitti da esterofilia che li omologa fatalmente agli originali stranieri. In più, il sistema monopolistico “fa vedere” solo quello che vuole lui e molti artisti italiani rimangono scollegati dal mondo. Molto di più rispetto ad artisti che provengono da paesi più poveri ma più esotici (tipo l’est o il medio oriente).

  3. credo che tutti gli artisti rispondano in qualche modo al linguaggio artistico corrente, non solo quelli italiani (e se e’ vero che un linguaggio si consuma nel tempo, e’ anche vero che un linguaggio nuovo rischia di non essere capito, di non veicolare efficacemente la comunicazione). detto questo, anche io credo che gli artisti italiani siano bravi, mica tutti hanno la fortuna (e sfortuna per altri aspetti) di crescere in un paese dove l’arte e la bellezza si respirano un po’ ovunque. Ma purtroppo in italia, con tanta arte e tanta bellezza, c’e’ poco spazio per il nuovo, manca un sistema forte e articolato e gli artisti non crescono come dovrebbero…

  4. ma chi se ne frega di Istanbul francamente? ma chi se ne frega di tutte queste mostre che avvengono ogni due o tre anni? la Biennale è solo quella di Venezia, ed è quella delle partecipazioni nazionali, non certo la mostra del curatore di turno, ormai da troppo tempo incapace di dare una proposta stimolante e/o provocatoria…tutto il resto possono chiamarlo come vogliono, biennale del Whitney o giochi senza frontiere ma sono solo esibizioni di vanità che finiscono spazzate nel dimenticatoio

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