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Tutti sono identificati come coloro che hanno “parcheggiato” contanti in mare aperto o, che hanno aperto società in paradisi fiscali come le Isole Vergini Britanniche o le Cayman, utilizzate per nascondere le proprie attività alle autorità fiscali o per mantenere la privacy. Ecco, in brevissimo, la storia dei “Panama Papers”, venuta a galla qualche settimana fa e che ha colpito anche il mondo dell’arte internazionale.
Gli ultimi? Stavolta a fare i nomi è stato il Miami Herald, che ha identificato Fontanals-Cisneros, collezionista di base in Florida, che sarebbe collegato a Elmaguri Shipping Ltd., una società costituita con l’aiuto di Mossack Fonseca, lo studio che appunto ha permesso tutta la vicenda, per rivendere yacht.
Isabel Vincent e Melissa Klein del New York Post hanno chiamato in causa, invece, diciannove newyorkesi che vanno “da magnati a luminari del mondo dell’arte”, e tra i nomi ci sarebbero Denise Rich, collezionista e filantropa (e vedova del finanziere Mark Rich), legata a due società off-shore, DTD Limited e Dry Trust; Paola Milei, docente alla School of Visual Arts, beneficiaria dell’off-shore Claudius Trust; Louise Blouin, editore di riviste tra cui Art + Auction e Modern Painters, e Dominique Lévy, gallerista con sedi a New York, Londra e Ginevra. Secondo l’articolo del NY Post Levy sarebbe azionista di Aldabra International Ltd., società incorporata nelle Isole Vergini britanniche nel 2012. Quando si dice avere mani in pasta.
Sopra: Dominique Lévy. Photo Grant Lemos IV/Getty Images
In home page: Louise Blouin














