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Il Metropolitan di Brooklyn, ovvero il Brooklyn Museum, ne regala un’altra delle sue. Anzi, a dir la verità, l’istituzione dell’altra New York ai suoi visitatori i regali li fa quotidianamente, con un programma intensissimo di iniziative, a cui la popolazione risponde eccome, riempiendo la hall e l’area verde esterna, di fronte all’ingresso. Perché siamo qui? Perché fino al prossimo 14 agosto (per cui potrete venire anche se non siete a Frieze) c’è in scena Tom Sachs.
L’artista 50enne, nativo di New York, è in scena nella hall con una mostra strepitosa (che potrete vedere quindi anche senza pagare il biglietto di ingresso) intitolata “Boombox Retrospective 1999-2016”.
E cosa si vede? Che cosa si sente, più che altro: 15 piccole e grandi installazioni, messe insieme per l’occasione, raccontano del percorso “musico-visivo” dell’artista, partendo da uno dei simboli per eccellenza della cultura di strada hip pop e rap delle metropoli statunitensi e di New York in particolare, il Boombox, ovvero lo stereo portatile detto in slang americano. Affascinato e influenzato proprio dalla street culture e dalla musica, Sachs racconta l’origine di queste “scatole magiche” che in questo caso trasmettono la musica del quartiere e delle radio a stelle e strisce, in un’esposizione che ha il ritmo infilato nel sangue e che è ben lontana dalla classica concezione di sound art.
“Nei film il 70 per cento di quello che percepiamo e capiamo viene dai suoni. Il resto sono solo immagini. Nel sistema sonoro, è vero l’opposto: il modo in cui guardiamo le cose influenza il modo in cui le sentiamo”, scrive l’artista nel catalogo che accompagna la mostra. E ci apre le porte per “guascoltare” quelli che erano nati come “clusterfuck of wires”, fottuti grappoli di fili contenuti in scatole di legno portabili con manici di scopa e che suonavano alla grande, anche contro le pettinate signore che negli anni ’80 prendevano la metropolitana. Insomma, state ad ascoltare, e fatevi attraversare dall’onda sempreverde della Grande Mela.
















