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E allora che fare? Un bel ricorso all’Antitrust, magari… Questa è la via scelta – più per paradosso che per altro, vogliamo sperare – dalla bolognese galleria Oltre Dimore, un anno e mezzo di vita, ma piglio deciso e determinato. La cui direttrice artistica Veronica Veronesi ci invia la lettera che leggete sotto. La pubblichiamo perché ci è parsa un’interessante tranche de vie per capire meglio certi dietro-le-quinte. Per restituire ai lettori uno spaccato di cosa è la vita di una galleria “fuori dal giro”. Con la consapevolezza, comunque, che guardando il sito di Oltre Dimore e compulsando foto e testi, forse qualche rifiuto risulta decisamente motivato…
“Caro Direttore,
È sempre stato fra i progetti della galleria quello di confrontarsi in fiera, ora più che mai sembra quasi indispensabile ‘esserci’; già è difficile orientarsi fra le innumerevoli situazioni dove esporre che sorgono come funghi, in più ci si mette anche l’iter allucinante di richiesta di ammissione seguito dall’attesa per il ‘giudizio’.
In due anni di attività abbiamo provato ad iscriverci a 10 fiere in Italia, sempre nelle sezioni destinate alle giovani gallerie (che smettono di essere giovani dal quinto anno di attività), e siamo riusciti a partecipare solo a due fiere: nel 2009 a Roma ad Artò (fallita dopo solo due edizioni) e nel 2010 a Bolzano a kunstart10, fiera ben organizzata e promossa, con un pubblico però non troppo interessato all’arte contemporanea.
Siamo stati respinti da Arte Fiera, ArtVerona, Artissima, Miart, Roma The Road to Contemporary Art. Capisco che stiamo parlando di fiere quasi inespugnabili, ma noi proviamo ad iscriverci nelle sezioni dedicate alle gallerie emergenti, capisco anche la gavetta ma per ogni richiesta di ammissione devi lasciare fermi dai 400 ai 1000 euro per anche sei mesi…
Siamo nelle mani delle organizzazioni con i loro comitati consultivi (spesso anche non resi pubblici), che mi danno più l’idea di organizzazioni mafiose con al vertice la cupola che comanda e decide chi far lavorare o meno…
Sono inoltre molto divertenti le risposte che arrivano dal comitato che decide le ammissioni: ‘Siamo spiacenti ma per motivi non inerenti al vostro operato ma non possiamo accettare al vostra domanda…’, o magari ‘mi dispiace ma quest’anno le domande sono state superiori agli spazi espositivi…’.
E intanto si trattengono dai 150 ai 400 euro per spese di segreteria, e si tengono fermi i soldi della caparra confirmatoria (che sa più di ricatto: io ti leggo la domanda se tu mi lasci i tuoi 1000 euro, così posso fare bella figura con la mia banca!).
Attualmente noi come galleria abbiamo fermi 4000 euro in attesa di giudizio, soldi che non investiamo in altri settori come la pubblicità o il finanziamento per la produzione delle opere dei nostri artisti.
Chissà se leggendo questo sfogo altre gallerie nelle nostra stessa condizione trovino la voglia di unirsi a noi in questa battaglia per la libera concorrenza!”.












D’altra parte se non ci fosse selezione … ci rimetterebbe la peculiarità delle fiere e fiere di qualità sono 4 in Italia, mettiamo 5 con il Miart… non 70!
A mio parere il problema non è che si faccia una selezione, ma come viene fatta! Vi ricordate i commenti all’esclusione di Exibart nel lontano 2004 … TTT. Triste Telenovela Torinese (Io si Nb. mi fa strano di rendermi conto che da 10 anni seguo questa rivista per la qualità dell’informazione … ma non sempre la qualità critica).
Dunque selezione si, ma selezione di qualità, non di parte!
CS
Allora non si tratta solo di Bologna ma di tutte le più importanti fiere italiane!
Forse sarebbe il caso di ricorrere al garante anche con i musei d’arte contemporanea che espongono solo concettuali, poveristi, minimalisti e installazioni misere
Il nostro rimane l’unico paese con la caratteristica sconvolgente ma mai contestata
di avere galleristi nei comintati di selezione delle fiere.
Questo non si chiama conflitto di interesse?
senti, senti…! il discorso varrebbe solo per le piccole gallerie che si devono “fare”? sapete bene che non è così. MAFIA è il solo termine che può descrivere la modalità di selezione, ma anche di fare cultura in questo “paesiello”: fiere provincialotte che si sforzano di essere internazionali, Bologna compresa, la Bologna di sinistra, quella della politica per le regole… Chi ne fa le spese – qualità sindacabili a parte – è il naturale fluire della proposta culturale, della ricerca per apportare il nuovo, dell’alternativa, del progredire, del cambiare, del trasformarsi, dell’ampliare… invece si annaspa nel pantano gestito dai parrucconi del secondo novecento che ormai di “avanguardistico” non hanno neanche più il taglio di capelli… e nei giochetti di cosche di piccole organizzazioni localistiche che si rincorrono attorno a stilemi di esterofile scenografie che fanno tenerezza per il vuoto epigonismo… in bocca al lupo!
Avere il corraggio di parlare di esporsi e lodabile.Solo il dialogo puo fare crecere.Posso dire una citazione di Sant’Antonio di Padova LA VERITA A COSTA DELLO SCANDALO.E bene sapere come stano le cose.
Concordo pienamente con la gallerista,anch’io mi scontro continuamente con le varie “commissioni giudicatrici” e a volte,o meglio spesso,occorre “abbozzare” se si vuole proseguire il proprio cammino e questo non è giusto.Mi schiero insieme alle quattro piccole gallerie che rappresento a fianco dell’autrice dell’articolo.
concordo su tutta la linea,il suo è un gesto coraggioso…personalmente trovo scandaloso che i controllori siano coloro che dovrebbero essere controllati,visionati,selezionati…dovrebbe essere un comitato di saggi,tra virgolette,non certo di mercanti o galleristi a dare l’ok
Le fiere in cui vale la pena di esserci in Italia sono solo due: Bologna e Torino. Con il vento che tira direi alla giovane galleria bolognese di stare in attesa aspettando che questa terribile crisi passi e quindi di risparmiare un pò di soldi. Nel frattempo pensi a fare un buon programma di mostre. Se si lavora bene tutto dovrebbe aggiustarsi e gli inviti verranno.
Circa il momento presente, scommetto che alla fiera di Roma (che non mi piace)ci saranno poche vendite e sarebbe strano se succedesse il contrario. Per avere un idea generale sullo stato del mercato, aspettiamo Basilea tra un mese…
Trovo davvero anacronistico il tema trattato…. una giovane galleria deve saper captare i cambiamenti in atto nel sistema arte.
Un avvocato poco informato non puo’ far altro che ridicolizzarsi in un contesto come questo.
Controllando il sito della suddetta galleria consiglio una viva e sana competizione con ikea piuttosto che con chi fa il lavoro del gallerista in maniera seria e professionale.
Se vogliamo recuperare diottrie andiamo dal chirurgo oftalmogico e non chiediamo aiuto al vicino…magari avvocato.
A ognuno la propria professionalita’ , in tutte le fiere del mondo i comitati sono composti anche da galleristi.
Quindi un pò più di autocritica, curiosità, sguardo in vanti e piu’ attenzione ai linguaggi…. non è la fiera che fa la galleria , e nemmeno il fatturato fa l’artista…
Quindi Oltre Dimore cerchi piuttosto di entrare al massimo alla sezione off del salone del mobile … anche se dubito che certi ibridi possano essere presi in seria considerazione.
il populismo non ha mai aiutato lo sviluppo della società, e mi sa che qui ne siamo all’apologia.
La oltre dimore non trovi la cosa personale ma anche io la penso come Kris, aime’ in vero il Vostro prodotto, seppure tecnicamente ineccepibile, lo trovo piuttosto dinosauro ; Viviamo nell’epoca del subprime dove la notizia la sera è gia’ scoria per cui , secondo me, dovreste suggerire ai Vostri artisti di imbiancare casa e spostare lo sguardo al tragico giorno per giorno. In primis non sarebbe male(secondo il mio modesto parere) allargare la famiglia e pensare seriamente a qualche artista dell’estremo oriente : suggerisco i Vietnamiti ..sono piuttosto abbordabili come prezzo… quelli Cinesi sono ormai al Top e la spocchia tra loro abbonda ma non disdegnerei neppure quelli dell’isola di Giava in particolare tra le etnie meglio note come cacciatori di teste (non si sa mai ..ho la vaga impressione che la body art tornera’ presto in auge).
Vivissimi auguri e con l’occasione Vi saluto cordialmente.