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Scrivo da Parigi, arrivata ieri, venerdì 13, in occasione di Paris Photo.
A prescindere da questa importante manifestazione che riguarda il mio lavoro, frequento la città abitualmente, pur abitando in un altro Paese, da più di vent’anni, con una frequenza che, nel corso degli anni, è aumentata. Ci vengo minimo una volta al mese e non perché non abbia nulla da fare o abbia sempre da fare qui, ma perché l’ho scelta come “città ideale” per me, per quanto mi dà. Me ne vado via da qui sempre con qualcosa, mai delusa di aver fatto un viaggio a vuoto, mai!
Viaggio molto e ho la possibilità di parlare con cognizione. Ho vissuto stabilmente per metà della mia vita a Napoli e ora vivo a Roma, città che occupano le vette della classifica in quanto a bellezza. Ma non tutte le belle città hanno la capacità di offrire costantemente occasioni culturali interessanti. Casomai…il contrario.
Pur non gigantesca, per quanto mi riguarda e per ciò che cerco, Parigi è sempre stimolante. Accanto a grandi operazioni che potremo definire “di cassetta”, offre opportunità svariate, ripeto, co-stan-te-men-te innovative.
Oggi, che è sabato, a Parigi sembra non volare una mosca.
Abito nel Marais, quartiere che ospita anche un’importante sinagoga francese e stanotte, quando finalmente sono riuscita a rincasare dopo le tre, bloccata a cena da amici a causa dell’orrore, sembrava che tutta la polizia del pianeta, fosse stata scaricata qui sotto. Silenzio e sirene!
Come un mantra, solo queste due realtà stanno vivendo la città da stanotte.
Oggi è tutto chiuso.
Paris Photo al Grand Palais è chiusa! Il programma serratissimo che vedeva coinvolto, al di là della fiera, una serie di spazi che avrebbero ospitato incontri sul tema, tenuti da conferenzieri illustrissimi accorsi da ogni parte del mondo, è saltato.
Come in tutti i Paesi dove c’è lo stato di massima allerta, i luoghi che hanno la finalità di tenere assieme la gente, d’istruire, di divertire, di far pensare, hanno il bollino rosso.
Che colpo! Un pugno che toglie il fiato, ribadisco, ad ogni forma del pensare, divertire, istruire ed ovviamente, anche all’economia.
Due colpi sferrati, uno ad inizio e l’altro a fine anno, nella stessa città che pulsa nel cuore dell’Europa
Allego qualche foto scattata oggi dall’ Iphone dove si evince che, nonostante il vuoto a Bastille, i giardini e musei chiusi, la città vive normalmente nei caffè, negozi e per le strade (Monica Biancardi)





















