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La memoria ha un valore che va al di là della mera narrazione storica, della semplice conservazione di reliquie del passato. Soprattutto quando si parla di episodi che hanno un risvolto tragico, come gli attacchi di Parigi del 13 novembre, limitarsi a raccontare cosa è successo potrebbe non essere sufficiente a tramandare ai posteri un’idea completa degli eventi.
È da queste premesse che gli archivisti parigini si sono uniti, spesso su base volontaria e senza alcuna retribuzione, per salvare tutti gli altari commemorativi creati dai cittadini all’indomani degli attacchi, piccoli monumenti sparsi nei luoghi simbolo di quel tragico giorno. Poesie, lettere, disegni, fiori, fotografie e origami ricreano il puzzle emotivo di una città intera, un’umanità che si è mobilitata per ricordare le 130 persone morte negli attentati e che verrà meticolosamente preservata. Mentre in altri casi la decisione di archiviare questo tipo di testimonianze era sembrata scontata, come nel caso dell’11 settembre americano, la stessa cosa non era successa per esempio in Francia per gli attacchi alla redazione di Charlie Hebdo.
L’inversione di tendenza è dovuta probabilmente alla drammatica proporzione della strage, ma anche alla risposta degli abitanti di Parigi, che hanno replicato alla violenza terroristica con ammirevole apertura mentale. Mentre alcuni oggetti verranno disinfettati e conservati in originale evitandone il deterioramento, altri verranno digitalizzati per entrare a far parte dei veri archivi della città. (gt)



















