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Il fatto terroristico non solo ci riguarda come obiettivi, ma conserva una radice dentro ognuno di noi. Le conseguenze del terrorismo sono la corsa agli armamenti e i vantaggi finanziari ed economici per determinati gruppi. Non prendiamoci in giro, la guerra di religione, il clima da stadio “noi contro loro”, sono solo strumenti retorici per perseguire fini finanziari ed economici. Quante volte noi stessi facciamo gli stessi “giochi di potere” nel nostro lavoro e nella nostra vita privata?
La radice di questa situazione è dentro ad ogni cittadino occidentale. E nella nostra programmazione culturale, in un relativismo imbarazzante, per cui l’arte è la cartina tornasole: che valore ha un certa opera d’arte per la nostra vita? Che valore ha un secchio da cui escono gingilli colorati? Questa secolarizzazione, questa assenza di scale valoriali condivise e argomentate contro cui mi batto da sei anni, determinano queste situazioni tragiche.
Gli attentatori sono indottrinati con valori giusto/sbagliato, ma i mandanti sono economici e coincidono con i valori “sballati” che persegue lo stesso Occidente. Ossia un sistema che persegue il denaro, quando la vera risorsa è lo scarso tempo a nostra disposizione. L’assenza di tempo di riflessione, decompressione e approfondimento, determina scelte populiste che non risolvono mai la situazione e mantengono una stato di tensione continua, in un clima di terrorismo periodico e potenziale. L’arte contemporanea, prima e dopo questi fatti, avrebbe l’obiettivo di ricostruire il senso, abbozzare scale valoriali che contrastino il relativismo del “tutto può andare” (allego un link ad un video che documenta un piccolo esempio di “attentato positivo” realizzato proprio in Francia).
Un relativismo culturale che è sbagliato perché contrasta e contraddice la contemporaneità dove siamo sempre chiamati a fare piccole e grandi scelte di valore. Quindi finiamo per subire queste scelte che facciamo come se fossimo ciechi; mi viene in mente il romanzo di Saramago dove un virus rende progressivamente tutte le persone al mondo cieche, questo crea un caos evidente e tremendo.
Ecco che l’incapacità di “vedere” crea nelle vite private di ognuno di noi, lo stesso caos mascherato da ordine. Facciamo scelte credendo di vedere, ma non stiamo vedendo. E spesso non vogliamo vedere. L’arte infatti è spesso un rimosso, giustificato come “materia elitaria e complessa”, ma può anche diventare una straordinaria palestra per allenare la vista, che significa vedere forme e concetti. Munari diceva “saper vedere per saper progettare”. L’unico spazio per una rivoluzione e un cambiamento, anche rispetto al terrorismo globale, coincide con il nostro spazio domestico, locale, “micro” e privato. Non capire questo significa appoggiare scelte “macro” che porteranno solo soluzioni di galleggiamento e mai soluzioni risolutive. (Luca Rossi)


















L’articolo cade sotto le stesse critiche in esso contenuto. Vedere chiaramente la situazione di scontro tra i due mondi implicherebbe un’analisi molto approfondita della premessa su cui si basa tutto il ragionamento. Come si dimostra che il vero mandante sia il “denaro” (ci credo anch’io ma purtroppo non ho le prove per il mondo arabo, non lo conosco direttamente ma solo filtrato dal ns mondo)? E se fosse invece lo scontro di due diverse culture? Denaro contro qualche altro valore? E se loro agiscono così fosse solo per metterci davanti a quello che facciamo noi (occhio per occhio, dente per dente)? Se fossero dei grandi artisti che ci mostrano il ns dna (qualcuno intervistato che era nel teatro attentato inizialmente pensava fosse parte dello spettacolo)? Ovviamente sono solo ipotesi da dimostrare…
L’arte é questo -che condivido con lr – il desiderio di vedere diversamente, di guardare dentro le cose, i fatti, a cui ognuno di noi però darà le proprie risposte. Il relativismo culturale – e qui divergo da lui- si risolve in ognuno di noi, non può essere risolto una volta per tutti, ma deve essere accettato da tutti (io so che tu potresti pensarla diversamente e questo mi arricchisce). Se capissimo questo tutto sarebbe risolto.
Ciao Coda,
nessuno può avere tutte le informazioni, anche i servizi segreti francesi avevano ricevuto informazioni sugli attentati ma non sono riusciti a fermarli, e poi sarà vero? Non abbiamo informazioni certe ma possiamo valutare quello che vediamo. Inoltre io mi occupo di queste cose. Perché dobbiamo pensare che Gesù è morto dal freddo? Viviamo in in mondo che segue sempre il denaro, e sul terrorismo invece pensiamo che sia un fatto ideologico? Se fosse un fatto solo di religione e di cultura, avremo un attentato al giorno, e Roma sarebbe già stata colpita. Questo terrorismo periodico è solo un modo per punzecchiare la mucca, senza mai volerla uccidere. E questa tecnica serve per finalità economiche e finanziarie. Lo scontro ideologico è solo lo strumento con cui i mandanti trovano i killer. Non è una fatto da sottovalutare ma è una dinamica strumentale rispetto agli obiettivi finanziari ed economici.
Se poi pensiamo alle politiche degli ultimi 20 anni in europa e non solo, capiamo che non è cambiato sostanzialmente niente. Un galleggiamento. Quindi mi sembra evidente che l’unico spazio “politico” in cui agire e tramite il quale raggiungere risultati collettivi, sia il nostro spazio privato e domestico. E da questa riflessione discendono e nascono i progetti presentati in questi sei anni sul blog whitehouse.