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Il fotografo Fakhri El-Ghezal, l’artista Atef Maatallah e il regista/videomaker Ala Eddine Slim sono stati arrestati lo scorso 19 novembre, mentre si trovavano in compagnia di amici a casa di Slim, nel corso di un’operazione delle forze dell’ordine tunisine che sospettavano inspiegabilmente che i tre fossero coinvolti nelle attività terroristiche di una cellula jihadista. Ufficialmente l’intervento di ben 15 agenti di tre diversi reparti era stato giustificato dalla lunga barba di Maathallah e dalla borsa sospetta di El-Ghezal, che aveva motivato l’emanazione di un mandato di perquisizione. Una volta nell’abitazione ad armi spianate, e presa coscienza del flop dell’operazione, gli agenti avevano arrestato gli artisti per possesso di cannabis, giustificando il provvedimento con la famigerata Legge 52, approvata nel 1992 sotto il regime di Ben Ali. I tre sono stati condannati a un anno di prigione e a 1000 dinari (poco più di 450 euro).
L’indignazione da parte dell’opinione pubblica tunisina e internazionale è stata generale, amplificata dal fatto che la norma su cui si basano le accuse è figlia di un governo rinnegato a gran voce dal popolo tunisino durante la cosiddetta “Primavera Araba”.
Il giovane attivista Ismael Leamsi, organizzatore della campagna per la liberazione dei tre artisti, ha ricordato che non è solo contro il loro arresto che è indirizzata la protesta, ma anche per tutti gli innocenti incarcerati da questa legge ingiusta. Slim è una figura di riferimento nel mondo cinematografico e della videoarte in Tunisia, mentre Maathallah ed El-Ghezal hanno esibito in passato in musei di caratura internazionale come il New Museum di New York e il Centre Pompidou. (gt)



















