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Quante volte si sente dire “un colpo al cerchio e uno alla botte”? Non è il caso di Pompei, evidentemente, perché pare che qualcuno non abbia la benché minima voglia di sentir parlare di colpi, specialmente quelli riguardanti le infrastrutture.
La pietra dello “scandalo”, stavolta, è il progetto del nuovo hub ferroviario che dovrebbe collegare il sito archeologico all’alta velocità, fortemente voluto dal Mibact che ha trovato anche l’intesa del Ministero dei Trasporti e il benestare di Rete Ferroviaria Italiana.
«A Pompei arrivano tre milioni di persone all’anno e i numeri sono destinati a crescere, per questo bisogna pensare anche alle infrastrutture esterne come parcheggi, l’accoglienza, l’ospitalità e trasporti. Un collegamento ferroviario moderno in un luogo del genere è quindi fondamentale», ha detto Franceschini, ribadendo che il progetto è frutto di un tavolo di lavoro previsto dalla legge e condiviso alla presenza dei sindaci dell’area, rappresentanti della Regione e di diversi Ministeri.
«Si tratta di una soluzione condivisa che aiuterà i turisti ad arrivare a Pompei con l’alta velocità dalla stazione di Napoli e che in prospettiva saprà intercettare anche le migliaia di croceristi che arrivano con le grandi navi. Se troveranno un sito accogliente, una città accogliente i turisti saranno invogliati a rimanere di più e non, come accade purtroppo oggi, visitare il sito e poi scappare via». E ci sarebbe davvero da augurarselo, cercando di non snaturare ulteriormente un territorio già antropizzato a dismisura, e cercando di contenere infiltrazioni varie ed eventuali.




















Mi sembra che la scoperta dei lavoratori presenti virtualmente ma assente realmente dal posto di lavoro non sia una novità. per me non c’è molto da pensare, vanno licenziati in tronco per fare posto ai giovani che magari hanno fatto concorsi e sono risultati idonei ma messi sotto naftalina perchè i posti sono occupati da gente che non fa il lavoro per cui viene remunerata.
Anche io sono un ex ministeriale ma quante ore ho regalato al mio datore di lavoro, quando era necessario, senza ricevere nemmeno un grazio dal capo ufficio.