22 ottobre 2010

Pronti alla serrata. Arriva in tv la mobilitazione contro i tagli alla cultura

 

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Roberto GrossiQuesto si chiama ottimizzare la risorse! Il mondo dell’arte ha sostanzialmente una sola “finestra” che riesce a garantirgli una presenza sul Moloch televisivo? E la utilizza, ora anche per proporre istanze condivise, di interesse diffuso.
Parliamo di Art news, il magazine di Rai Educational in onda il sabato pomeriggio – alle 16 – su Raitre, che nella puntata del 23 ottobre intervista il presidente di Federculture Roberto Grossi che lancia l’allarme Tagli alla cultura.
Quello che si prospetta per la nostra cultura è un taglio da un miliardo e 120 milioni di euro cui andranno sommati i 110 milioni tolti al Fondo unico per lo spettacolo – commenta Grossi -. In questo modo la capacità d’intervento nel comparto per gli enti locali sarà ridotta al minimo. Una soluzione incomprensibile visto che l’investimento nel settore rappresenta l’unico modo valido per incentivare l’economia“.
Ma non finiscono qui le nuove normative incomprensibilmente distruttive per il futuro della cultura italiana: c’è anche la disposizione contenuta nella legge 122 “che obbliga tutti gli enti pubblici ad investire nel 2011, per l’ allestimento di mostre, non più del 20% dell’ anno precedente”, prosegue il presidente. Che approfitta dello spazio televisivo per rilanciare:”Siamo pronti alla serrata…”.

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7 Commenti

  1. Se guardiamo all’arte contemporanea i tagli sono assolutamente utili per far riflettere alcuni operatori. Forse in questo modo si potrà stimolare una reale riflessione su linguaggio, ruolo e format. In fondo si può fare molto con poco.

  2. sto pensando alla gestione ‘allegra’ di spazi come il MADRE, il PAN, la Civica di Trento o alle operazioni fintamente culturali della Vettese, della Volpato, di Eccher, di Maraniello nonché alle mille operazioni nel sud di Achille

  3. Federculture: orripilante nome da sindacato, con il suo codazzo di serrate, scioperi, lotte, discese in piazza… A costo di essere immeserito, ‘tagliato’, disoccupato, nessun artista accetterà mai d’esser ridotto a salariato. Schoenberg: se è vera arte non sarà mai di massa; se di massa non è arte.

  4. Credo che parte degli operatori culturali, che in nome di quella che solo loro chiamano cultura, hanno mangiato e bevuto a spese del pubblico dovrebbero vergognarsi a far simili proposte. Pensino agli operai in cassa integrazione, ai licenziati ai senza lavoro ecc. e cerchino di rendere remunerativo il loro lavoro come fanno gli altri che sopravvivono solo con i loro mezzi e sopratutto pagano tasse anche per mantenerli.

  5. Non vale la pena di sprecare ulteripri parole per descrivere lo spettacolo pietoso della “casta” di notabili dell’arte e della cultura in Italia. Essi, si sono distinti nel tempo e si distinguono ancora per una particolare forma di “accaparramento” di denaro pubblico. Adesso, con i tagli alla cultura, fanno molta fatica a rinunciare alle briciole, piuttosto che cedere anche una briciola dei loro lauti guadagni per fare andare avanti i (musei-carrozzoni). I sacrifici li devono fare sempre gli altri: la gente comune, quella strozzata dalle tasse. Quella, che indirettamente mantiene in vita la casta culturale. In altre parole i noti e monotoni curatori, critici, artisti salottieri, direttori statali e parastatali. Non mi meraviglio che si mobilitano contro i tagli alla cultura. E’ patetico. Si presentano accesi da un tale egoismo che sconfina nella superbia e nel grottesco, specie poi se vedono traballare i loro guadagni e le poltrone. Si lamentano non solo sui giornali della borghesia, ma anche sulla TV di Stato. Che ridere. Vogliono fare lo sciopero e la serrata dei musei. Mi ricorda tanto le serrate dei musei che facevano gli artisti dadaisti, futuristi e situazionisti. Ma per quanto accattivante possa sembrare questa protesta da salotto, c’è sempre più di un un cuoco nella casta curatoriale mediatica dell’arte che trova sempre la pietanza squisita alla finta protesta. Naturalmente al banchetto della protesta non possono partecipare i metalmeccanici, giovani laureati meritevoli, disoccupati e tantomeno gli artisti che non fanno parte della ristretta cerchia dei salotti e terrazze mondane. Essi, non chiedono soldi allo stato italiano. La cultura, in Italia è sempre gestita dalle stesse persone. Non c’è mai un ricambio, mon c’è la volontà di coinvolgere la stragrande maggioranza del pubblico e degli artisti. Una cultura calata dall’alto. Nelle scuole italiane è un tabù insegnare l’arte contemporanea e il rispetto per il grande e pregevole patrimobio artistico del nostro passato, Un patrimonio storico,culturale che viene calpestato quotidianamente dall’incuria e dal degrado. Anche il melodramma, nato come genere musicale popolare, è stato ridotto dalla casta sei notabili per pochi ricchi, spesso ignoranti. Solo uno sciocco non può capire questo andazzo tipicamente italino. La gente comune non può ambire ad ascoltare un’opera lirica alla Scala di Milano? Visto i costi del biglietto. Non può frequentare un museo d’arte antica e contemporanea? Mi domando. Perchè è ignorante? O forse perchè è un privilegio riservato solo alla casta dei ricchi? I cittadini poveri, gli stessi artisti esclusi dal sistema, si ritrovano così, isolati è respinti dalla casta. Credo che possa bastare.

  6. “Non vale la pena di sprecare ulteriori parole..”, e poi invece un vero diluvio.
    questo signore è l’ultimo, in ordine di tempo, dei palloni gonfiati che spadroneggiano su questo sito, senza che nessuno ne sentisse la mancanza, prima che si manifestassero ‘all’onor del mondo’ (si fa per dire..).

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