24 aprile 2016

Quanto ci piacciono le scatole. Una mostra decisamente particolare svela quattrocento anni di contenitori d’arte, e non solo

 

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Che cosa può contenere una scatola? Che rapporto ha intessuto con l’arte e come si pone nella sua strana identità, doppia, di contenitore e contenuto? A Rivanazzano, location di cui vi avevamo raccontato in occasione dell’opening della collezione di Franco Riccardi, torna una mostra – curata dallo stesso stesso collezionista – intitolata “Vite in scatola”.
120 pezzi dell’oggetto più magico, divisi in cassette, scrigni di varia epoca, dimensione,  provenienza e di vario uso, per raccontare come i contenitori hanno “ispirato” artisti e professionisti di varia natura, anche grazie alla normalità e l’ampiezza del loro utilizzo.
«Da un lato il contenitore è creato per proteggere nel modo più ingegnoso e macchinoso la sicurezza del segreto: cassetti a scomparsa, false cerniere, congegni che impediscono lo scatto della serratura, tutti tesi a scoraggiare la curiosità ed il tentativo di una facile effrazione. Dall’altro il concetto dell’elemento d’arredo che si vuole bello e prezioso, ispirato alla necessità di un adeguamento allo “status” sociale, quindi richiamo il più appariscente possibile, impreziosito e soggetto alla moda o comunque alla evoluzione del decor», racconta il curatore.
Chissà quante teste sono rotolate nel paniere posto sotto la ghigliottina di Parigi quando al Tribunale della Rivoluzione francese si raccoglievano i risultati delle votazioni in un’apposita urna. O quanti testamenti avrà mai raccolto il “notaro” quando andava in giro con la sua bella scatola nell’Italia centrale del XV secolo. Oppure con quanta cura per la bellezza le donne dell’Alto Veneto del XVIII secolo portavano scatole portatrucchi durante i loro spostamenti? Appuntamento al Laboratorio, Associazione ART art, Via Buonarroti 10.

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