20 giugno 2010

Qui Gwangju, qui Liverpool. Su Exibart.onpaper doppia intervista a Massimiliano Gioni e Lorenzo Fusi

 

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La Corea del Sud ha battuto l’Italia ai mondiali del 2002. E nel 1966 anche la Corea del Nord ce le ha suonate. Come dire: c’è sempre qualcosa da imparare. E poi il mondo oggi – che ci piaccia o no – appartiene all’Oriente”. Si parla di calcio? No, di arte, ma a Massimiliano Gioni viene a proposito – in questi giorni di Campionati Mondiali – l’esempio calcistico quando lo chiamiamo da parlare dell’Italia vista da chi lavora molto pure all’estero.
A lui, curatore della prossima Biennale di Gwangju, ed a Lorenzo Fusi – impegnato in quella di Liverpool – Exibart.onpaper dedica un’imperdibile doppia intervista nel numero estivo, a breve in distribuzione. Ne esce un quadro di un’Italia comunque protagonista, che riesce ad “infiltrare” cervelli nelle più importanti rassegna globali.
E molte rivelazioni in anteprima, ed anche gustose annotazioni ambientali e di costume. “Il problema della lingua e della comunicazione rende tutto molto ma molto più complicato e il fuso orario rallenta tutto” (Gioni). “Difetti? La struttura è soggetta a grandi momenti di stress. Cercare i luoghi, definire le condizioni e stipulare i contratti per il loro utilizzo temporaneo, la messa a norma delle sedi (soprattutto in un paese, come il Regno Unito, spesso regolamentato in maniera eccessiva se non contraddittoria), la difficoltà per ottenere i visti di soggiorno e lavoro temporaneo per i cittadini extra-comunitari ivi inclusi gli artisti...” (Fusi).

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