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«La mostra “Smeared with the Gold of the Opulent Sun” è ispirata a un personaggio mancante, una figura centrale ma assente. La si potrebbe intendere come un tentativo – necessariamente fallito – di ricostruire la sua storia a partire da alcune pagine di quello che sembra essere il suo diario, e da una collezione di frammenti e una collezione di immagini e oggetti presumibilmente creati, o raccolti, da lui…». È così che racconta la mostra “Smeared with the Gold of the Opulent Sun” Chris Sharp, curatore in residenza alla Nomas Foundation, che nell’arco dello scorso autunno ha tenuto oltre 35 studio visit, con artisti che a Roma vivono, hanno vissuto o lavorano, tracciando una sorta di mappa della scena artistica e culturale della città. Che ora esce alla luce attraverso la selezione e le opere degli 8 artisti che Sharp ha identificato come rappresentativi per “dimostrare” la mappa dell’arte capitolina: Luisa Gardini, Richard Gasper, Giovanni Kronenberg, Jochen Lempert, Matteo Nasini, Nicola Pecoraro, Alessandro Piangiamore, Carlo Gabriele Tribbioli. Artisti diversissimi e lontanissimi come generazione e poetica, raccolti idealmente in un’emblematica figura X che, seguendo le parole del curatore, «per quanto abitasse a Roma, non è dato sapere se vi sia anche nato o se vi sia morto, se sia morto sul serio o invece sia solo disperso, o si sia recato altrove lasciando deliberatamente dietro di sé questa imperscrutabile, ma elegante, autobiografia per oggetti. Ed è anche difficile stabilire quando sia vissuto. Forse in un passato lontano o non tanto lontano, o forse addirittura in un imprecisato momento del futuro. Come la grande e ammalata città in cui viveva, i residui della sua vita testimoniano strati temporali contradditori, epoche che si sovrappongono l’una all’altra». E così le voci si intrecciano, in una dimensione che mischia elementi intimi, come nelle piccole sculture di Gardini, la ceramica del giovane Richard Gasper, creata durante il periodo trascorso alla British School romana tra il 2010 e il 2011, il bonsai di Giovanni Kronenberg, di stanza a Roma e a Milano, mentre il contributo dell’artista tedesco Jochen Lempert è una singola fotografia in bianco e nero scattata in Via della Pace mentre abitava a Villa Massimo nel 2009, poi un’installazione sonora di Matteo Nasini e le due foto manipolate di Nicola Pecoraro, mentre Alessandro Piangiamore è in mostra con due sculture che sono parte di un ampio progetto in divenire, che intende realizzare i ritratti di oltre 140 venti conosciuti di tutto il mondo, per chiudere con Carlo Gabriele Tribbioli che presenta l’elaborato costume in piombo e relativo armamentario usati per la performance “Ancora agitazioni nel sepolcro del Nacigno” (2007). Prendendo spunto dal piombo e dai suoi effetti saturnini sul corpo e sulla psiche umani, la performance intendeva fungere da esorcismo simbolico degli “umori” saturnini.














