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La scusa è stata buona per tanti. Innanzitutto, come dicevamo, per personaggi impresentabili. Come definire, altrimenti, il consigliere Giordano Tredicine, rampollo della dinastia di rom che gestisce tutto il commercio ambulante che stupra, per fare solo uno dei cento esempi, tutti i Fori Imperiali. “Croppi se ne deve andare come hanno fatto i ministri di FLI dal governo”, dichiara Tredicine dimostrando di non arrivare a comprendere la differenza che passa tra politica nazionale ed enti locali. Ovvio che un intellettuale capace e, a tratti, intransigente possa dare fastidio a chi concepisce le bellezze della Città Eterna come scenografie per camion-bar e venditori di cocomeri che manco nella periferia del Cairo. Il consigliere Federico Guidi ci va giù ancora più duro nel più totale spregio del ridicolo: “Il problema di Croppi non è tanto rappresentato da un suo eventuale approdo a Fli quanto alle sue capacità di fare l’assessore. Le politiche culturali devono essere incentivate perché i romani si aspettano di più”. La frase si commenta da sola considerando che i risultati (i nuovi musei, le nuove nomine, i nuovi teatri, le nuove biblioteche, in generale un nuovo approccio aperto e fresco a tutto) dell’assessore alla cultura sono stati gli unici spunti che hanno tenuto sopra il livello di decenza una giunta che, senza figure come Umberto Croppi, sarebbe stata indegna anche di governare Roccacannuccia…
Sorprende la presa di posizione di personalità lucide e competenti, anche culturalmente, della politica capitolina come Dino Gasperini e il presidente della commissione cultura Federico Mollicone, che parla di “situazione anomala”, ma che sa benissimo che negli enti locali maggioranze a geometria variabile sono la regola, non l’eccezione. Gli esempi si sprecano senza che nessuno si permetta di fare questa gazzarra: l’Udc, per dire, governa nel Primo Municipio della città con la maggioranza di centrosinistra, alla regione ha sostenuto e partecipa alla giunta Polverini mentre in comune, con Alemanno, è all’opposizione.
Allora il problema per il Comune di Roma è avere in giunta un uomo di Fli o di avere in giunta un assessore troppo capace, troppo bravo, troppo in gamba come oggettivamente (oggettivamente e per noi anche sorprendentemente) si è dimostrato Umberto Croppi in questi anni? (m. t.)
[exibart]












ora ho capito perchè ieri mi è stato censurato il commento . exibart ovviamente sostiene fini .
Caro Massimiliano,
appoggio il tuo messaggio e ne capisco la partigianeria. Croppi è un assessore di buon livello. E si è distinto un po’ per suoi meriti un po’ per demeriti altrui. Anche perché a differenza delle altre assessore passate o presenti di Provincia e Regione, è l’unico che ha una formazione specifica nella sua materia e questo certo si vede, come si vedrebbe se fra tre medici uno fosse laureato in medicina e gli altri due in scienze della comunicazione.
Penso sia già questo un motivo per difendere Croppi, un motivo di ordine. Ma son d’accordo con te che la personalità dell’assessore non sia certo ininfluente nella valutazione. Credo che in alcune occasioni si sia mostrata aperta, dotata d’intuizione e scevra da paraocchi politici (quelli che indossano praticamente tutti tanto che neanche ci facciamo più caso). Però, per onore di giustizia bisogna dire che fin qui ha difettato un po’ il coraggio in quella serie di scelte che hanno a che fare con la risoluzione di nodi strutturali della città. Croppi sta gestendo con competenza quello che c’era. Non sta interpretando la città per pianificarne uno sviluppo culturale strategico. In più occasioni si è verificato quel che è accaduto alla Pelanda, dove è mancata la capacità di interpretare quali fossero le istanze della città che quel luogo avrebbe potuto risolvere e una bella occasione si è trasformata in una specie di inutile fiera campionaria. Appoggio la tua difesa di Croppi, ma devo contrappuntare il tuo scritto partigiano (idealmente, certo non politicamente, lo sappiamo), per dare a questa difesa più credibilità. Perché nessuno si aspetta che un politico riesca in un paio d’anni a far girare la città come un orologio, però ha senso difenderlo se di qui in poi deciderà di impegnarsi ad un livello più profondo, di calare dal “piano istituzionale” su cui Croppi sa giocare bene, a quello della materia viva, dei fermenti in formazione. (Un esempio chiarissimo a tal riguardo, per chi volesse capire meglio, lo faccio nell’editoriale de «La Differenza di questo mese» http://www.differenza.org). Per far questo forse l’assessore dovrebbe rivedere anche qualcosa nel suo staff che si sta dimostrando distante più di lui dalla città.
Per quel che riguarda le critiche. Beh, sei fin troppo generoso a definire Mollicone una «personalità lucida e culturalmente competente». Mollicone sbraita contro Croppi dal primo giorno che ha occupato la sedia di assessore per puro opportunismo politico. Se uno critica sempre ad un certo punto si gioca la credibilità (ma quella d’altra parte se l’era giocata già quando era all’opposizione). E poi sinceramente, se mi consenti, non vorrei provare mai sulla mia pelle la «competenza» di Mollicone per cui la presidenza della commissione cultura è già un onore fuori misura e fuori luogo. Per gli altri va da sé. Questa giunta, e la compagine di maggioranza in consiglio, sono di livello assai basso, indegne della città di Roma, Croppi sta una spanna sugli altri, per questo e per la sua capacità di dialogare (dote politica ormai rarissima) ci sto a difenderlo, ma non basta, bisogna rilanciare, bisogna cominciare a “interpretare” la città.
Mio Dio, che pathos mostra Exibart nel proteggere l’assessore municipale che copia in piccolo (con il senso d’inferiorità del parvenu)le già nefaste politiche veltroniane! Finalmente si è smesso di contrapporre fascismo e resistenza, 28 ottobre e 25 aprile, ma al posto della guerra (civile) fredda si stende un enorme luogocomunismo finian-bersaniano, con le esibizioni della loro Borsa valori. E guai a chi tocca il camerata tardo-futurista.
Umberto Croppi è l’unico assessore decente di questa Giunta, sulla quale è bene stendere un velo pietoso. E’ l’unica figura istituzionale che cerca di mantenere ancora un certo livello culturale della nostracittà. Non infieriamo su di lui.