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Tiene banco, oggi in edicola, il business
dell’arte: pressoché tutte le maggiori testate danno conto della partnership
tra Electa e i francesi della Réunion des Musées Nationaux che intende mettere
le mani sulla gestione dei bookshop nei musei e siti archeologici pubblici
italiani. E che, ci informa La
Stampa, intende nel lungo periodo arrivare alla creazione di
un “polo editoriale e di produzione di merchandising di eccellenza”.
Ricostruisce in modo più completo la vicenda il Corriere della Sera, che ricorda
il dietrofront ottenuto da Mario Resca sulla legge 222 del 2007. Il legislatore
imponeva l’affidamento integrato dei servizi “accessori” nei musei:
spacchettando oggi la gestione di bookshop, caffetterie e affini si apre una
nuova stagione per le multi-utilities dell’arte. Anche se, dichiara sempre al Corriere l’amministratore delegato
di Electa Martin Angioni “è evidente […]che esiste un ritardo, al livello di
best practice, tra quanto esprime e offre il mercato italiano e quelli
europei”.
Prosegue un po’ ovunque – e proseguirà anche
domani, e dopodomani, e in saecula saeculorum – il gran varietà mediatico
attorno alla mostra milanese di Maurizio Cattelan. A darne maggiore risalto è
Libero, con una doppia pagina che ricostruisce le tappe della vicenda e si
diverte in un garbato siparietto di opinioni tra le voci del pro e quelle del
contro. Ammette che le opere del nostro “hanno stufato” il capo-redattore della
pagina culturale Francesco Borgonovo, ma lamenta come il boicottaggio
istituzionale della mostra è atteggiamento “provinciale”. Altri toni quelli del
nevroromanticista Tommaso Labranca, per cui “Cattelan ha questo dramma che non
riesce a risolvere: arriva sempre in ritardo”. Ritardo rispetto a Duchamp,
rispetto a Manzoni, persino rispetto a Massimo Troisi. E se Milano non vuole
Cattelan, vada a Venezia: nel giro di voci raccolte in merito dal Corriere c’è
anche quella di Vittorio Sgarbi che tenta l’ammiccamento in prospettiva 2011.
Secco l’artista: “per le Biennali ho già dato”.
Ancora Sgarbi protagonista, con toni
insolitamente mansueti, su Il Giornale: dove firma un fondo nel quale tenta di
difendersi dall’accusa di illegittimità per la carica di Soprintendente
Speciale del Polo Museale Veneziano, caso su cui, dopo la bocciatura dell’altro
giorno da parte della Corte dei Conti, dovrebbe esprimersi oggi la Sezione Controllo
della Corte. “Posso non essere ritenuto idoneo a guidare una struttura che io
stesso ho creato?” si chiede Sgarbi. Si attendono risposte.
Siamo già in clima week-end e allora sul dorso
Lombardia de La Repubblica
troviamo la gustosa segnalazione per una gita fuori porta. A Morterone, 38
abitanti nelle valli del lecchese, si visita fino al 5 dicembre “Arte Natura
Poesia”, stratificazione di opere d’arte integrate già a partire dagli anni ’80
nel minuscolo contesto urbano. Non propriamente land art, perché i pezzi – firmati, tra gli altri, anche da Gianni
Colombo e Mauro Stacciali – “interagiscono ma non si confondono con il
paesaggio”. (selezione a cura di francesco sala)
[exibart]












bhe, vista la sovraproduzione di proposte, contenuti, eventi, mostre e cotiion…la polemica mediatica di cattelan mi sembra legittima propaggine del suo lavoro. Se poi guardiamo alcune inchieste sull’interesse intorno all’arte contemporanea, almeno in italia, i dati sono deludenti. Però oltre a commentare con questo fare sacciente e pacato, credo che ogni commentatore debba fornire strade alternative. Per questo è assolutamente indispensabile che oggi il critico, il commentatore anonimo, lo spettatore, l’artista ecc ecc vengano serenamente fusi in uno stesso ruolo. Ed è sicuramente l’artista che deve accendere la miccia, mettersi in discussione, mettersi da parte…perchè poi in fondo non sarebbe mai da parte.
Pierluigi Sacco dice spesso le cose che dico io, ma essendo “solo” un ruolo, una sorta di opinionista dell’arte, ogni sua visione critica arriva fino ad un certo punto, perchè manca di un’alternativa concreta. Viviamo un bombardamento di contenuti e informazioni, tutti hanno in testa TUTTE le opinioni, quindi non basta semplicemente produrne di nuove, bisogna fare un passo in più.
Il vuoto nell’arte contemporanea e l’assenza di una prospettiva storica seria, porta a questi ridicoli atteggiamenti di assuefazione di stanchezza e di rassegnazione. Gli artisti macchiette, osannati e superpagati, continuano a provocare il nulla…La cronoca, invece di accendere le luci su un sistema culturale malato e dispotico che cade a pezzi, commenta, nel bene e nel male pseudo-opere- ipervalutate. Ma poi, spenti i riflettori, tutto torna peggio di prima, in condizioni da terzo mondo.I luoghi comuni, restano e prosperano nella nostra povera Italietta. Gli investimenti pubblici nell’arte e nella cultura, danno poco risalto e ritorno d’immagine all’estero. Sprechi invisibili, si perpetuano in uno Stato, lontano dai veri problemi e sempre più conformista e menefreghista. Mentre c’è qualcuno che ci specula e si arricchisce con inutili e datate provocazioconi. Ci vuole ben altro per seppellire i luoghi comuni e per cambiare una società sempre più amara, ingiusta e classista.
BRAVO SAVINO, SEI l’UNICO CHE FA COMMENTI SERI SUL MALCOSTUME CHE IMPERA NEL MONDO DELL’ARTE.