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Invasioni barbariche su Avvenire. Domani alle 10 del mattino a Galeata, 3mila abitanti tra Ravenna e Forlì, si inaugura il parco archeologico che secondo le ricostruzioni degli storici accoglie al suo interno la villa del fu Teodorico. E a proposito di tempi addietro, sempre su Avvenire interessante disputa innescata da Jacques LeGoff, gran visir dei medievalisti, che contesta Paolo Prodi: il capitalismo nasce nel Medioevo? Non esageriamo! Intanto, tornando alle antichità, Il Sole 24Ore, ricorda che da martedì aprono al pubblico le seconde gallerie sotterranee del Colosseo.
Paginone su La Repubblica tutto per Lucas Cranach: per la prima volta in Italia una retrospettiva sul mastro fiammingo, con 45 opere alla Galleria Borghese. Ma il quotidiano di Ezio Mauro ricorda anche la doppia mostra, tra Roma e Milano, dedicata al design dei fratelli Campana. Sul Corriere della Sera Alessandro Piperno risponde all’intervista a Marc Fumaroli, uscita ieri. La contestazione nasce sulla critica del modello pop americano, che Fumaroli vede come principio della decadenza della cultura, richiamando tutti ad un’idea più “umanistica” dell’arte. Più fluida la posizione di Piperno: “alla togatissima parola ‘cultura’ preferisco il termine assai meno generico di ‘arte’. In fondo non c’è epoca in cui l’arte (il genio, l’esprit) non abbia trovato il modo di manifestarsi sorprendentemente”.
Su Il Giornale nuova puntata della corsa a tappe della Venere di Morgantina, acquisita dal Paul Getty Museum vent’anni fa e al centro di un tira e molla con le autorità siciliane che vinsero la sua restituzione: era stata rubata e finì sul mercato in modo quantomeno sbarazzino. Mentre si predispone il ritorno nervi tesi tra Palermo, che la vorrebbe in anteprima per una temporanea a Palazzo dei Normanni, e Aidone, il comune in provincia di Enna dalla cui area archeologica l’opera proviene. Una “espropriazione culturale” per il sindaco del piccolo centro. Chi vincerà?
Porte aperte in anteprima per i giornalisti, oggi ad Alba, per la mostra sui paesaggi di Giorgio Morandi. Marco Vallora, su La Stampa, fa la preview della preview e anticipa temi di immagini, nel tentativo di “provare quanto è stolta la convinzione del mercato, che Morandi sia un pittore grandissimo, soltanto nelal sua sinfonia variata di bottiglie, scatoline e botticini”.
Siamo abituati ai libri d’artista, un po’ meno ad un artista dei libri. Milano prova a riconciliarci con la figura di Alberto Tallone, raffinato stampatore ammirato da Valéry ed Einaudi, che trattava le pagine dei libri con la passione e la cura che diresti dedicata ad una incisione. Su Libero Renato Besana ci ricorda che: “oltre a impiegare con rara maestria i caratteri consolidati della tradizione […] nel ‘46 ne disegnò uno suo. Lo chiamò Palladio, ma lo si ricorda con il nome di chi l’aveva inventato: Tallone”. (selezione a cura di francesco sala)
[exibart]











