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Una sensazione molto vicina allo sconforto prende i cittadini, alla fine di una tornata elettorale. Sono sempre gli stessi, quei pochi monocromatici elettori che, avvolti da un decoro irremovibile, si ritirano senza schiamazzi, con la testa appesantita dal polline e dal degrado. Non mormorano scontento, non si tengono più di tanto informati. E mentre nell’asilo che ospita il seggio già si sollevano piccoli gruppi esaltati dall’ipotesi di una vittoria, non è troppo tardi per concentrarsi su questa immagine di resa.
Questi pochi, sparuti elettori, raffigurano inconsapevolmente l’affievolirsi di una volontà politica lucida e istruita. Ciò che va in scena, grazie a loro, non è obbedienza e non è sottomissione. Non è fuga e non è armistizio. Quella che chiamo resa è una presa indecisa, vuol dire trovarsi malfermi, in balia. La voce non esce più o se esce è inglobata nelle altre, voci di opposizione, tutte impossibilitate a parlare dalla libertà di parola.
I cittadini che tornano a casa sconfortati, con un lindo cappotto grigio in pieno maggio, sono l’immagine più rappresentativa di quel che forse sta accadendo: un affondare lento dentro quella che potrebbe chiamarsi una poligamia delle opinioni. Tutte le idee passeggiano legalmente a braccetto, accettate, conformate, inglobate. In questo paradigma nuovo, dove i legami di senso che avevano unito i gruppi, cementando convinzioni e barriere, sono crollati, manca completamente il punto di vista di confine. Non c’è idea temeraria né ostile perché ciascuna cosa, una volta detta, attraversa il confine, risucchiata dentro quello stesso paradigma. Sembra fondamentale, perciò, provare a radicalizzare i nostri tentativi di erosione, puntando proprio sulla parola, per renderla davvero di confine. Perché si abbia cura di quello che sta al margine.
Ha compreso a pieno questa necessità l’artista napoletano Massimo Pastore, il cui percorso come fotografo negli anni si è complicato fino a far emergere ciò che era indispensabile, un’intimità vera, non bypassata dall’ironia e dalla polemica. Oggi le opere di Pastore risultano più crudeli, più vissute. Decisamente su questa linea si pone l’ultimo lavoro dell’artista, Santi Migranti, “frutto di una ricerca che ha spinto Pastore a concentrarsi sulla natura migrante di quelle figure umane divenute poi simbolo di compassione”.
Infatti, dei santi, figure di culto e come tali intoccabili, infallibili nel nostro immaginario, viene esaltata la natura migrante, l’evidenza non sottolineata che si tratti di uomini e donne venuti da molto lontano. Approdati nella nostra cultura, con un automatismo non più scontato.
Santi Migranti è un progetto in itinere, una sorta di pellegrinaggio che si alimenta cioè di azioni continue: dopo quelle svoltesi a Bruxelles, Riace, Torino e Napoli, l’artista è giunto a Lampedusa. Avendo analizzato la portata comunicativa delle icone religiose, considerate vere e proprie icone pop per la loro diffusione popolare, Pastore le ha utilizzate come stendardo non più religioso ma esortativo, figure da ammantare con un drappo diverso e non convenzionale, uno che respiri libertà.
Pertanto una stampa fotografica di Santa Brigida Compatrona d’Europa, con indosso una coperta isotermica, oggi campeggia sulla parete dell’edificio comunale di Lampedusa, con lo sguardo verso il mare. È una Santa Brigida che viene da un altrove che abita da sempre con noi. Un altrove che siamo già noi. (Elvira Buonocore)















Bel progetto. Ad ogni modo credo che s. Brigida sia copatrona d’Irlanda, in quanto è Edith Stein la donna che ha il patronato d’Europa, col nome di s. Teresa Benedetta dalla Croce.
[…] https://www.exibart.com/speednews/santa-brigida-con-coperta-isotermica-i-santi-migranti-di-massimo-p… […]