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È stato uno dei protagonisti della grande stagione dell’Informale iberico degli anni Sessanta del Novecento, celebrato in tutto il mondo accanto ad artisti del calibro di Tapies, Iglesias, Saura, Rueda, Vela, Muñoz, Genovès. José Guevara è scomparso nei giorni scorsi a Huelva (in Andalusia), la città che gli aveva dato i natali nel 1926 e dove l’artista si era ritirato negli ultimi cinque anni.
E nella sua lunga carriera c’è un legame forte con l’Italia: dal 1967 infatti l’artista soggiornò lungamente nelle Marche, e fino a pochi mesi fa aveva un atelier a Jesi nel Chiostro Sant’Agostino. Fra i suoi critici di riferimento c’era del resto Armando Ginesi. che tre anni fa presentò una sua grande mostra parigina, presso l’Espace Châtelet Victoria al n. 19 dell’Avenue Victoria.
Difficile ricordare qualcuna delle tante importanti mostre tenute un po’ in tutto il globo: basterà citare la Biennale di Venezia, dove espose nel 1962, e altre biennali come San Paulo del Brasile, Alessandria d’Egitto, New York, Parigi. Oltre a Jesi, con cui i legami sono durati fino a oggi, aprì studi a Parigi (dal 1961 al 1972), Madrid, Toledo e Algodòr (dal 1960 al 1997), Milano (1969-72).
[exibart]











