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Da un primo esame visivo, effettuato su tre anfore ancora coperte dalla sabbia rinvenute a pochi metri di distanza, la datazione dovrebbe portare al IV-V sec. d. C.. Parliamo di un relitto di nave avvistato dal subacqueo Battista Grillo nel corso di una battuta di pesca in località Valderice, nel trapanese. Il relitto, del quale si è subito interessato il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, giace a circa 250 metri dalla costa ad una profondità di circa 4 metri su un fondale di sabbia e rocce. Da una prima ricostruzione il naufragio potrebbe essere stato provocato da condizioni meteo-marine avverse che hanno reso ingovernabile la nave, causandone l’affondamento. Spostando la sabbia in alcuni punti sono state individuate le tavole del fasciame esterno, connesso con la tecnica a linguette e cavicchi. Segni di carpenteria incisi in antico per facilitare il montaggio delle varie parti dello scafo sono visibili sui legni; tale peculiarità rende interessantissimo il futuro studio del relitto. Le anfore ritrovate sembrerebbero del tipo africane, confermata da un’altra anfora del tipo Keay databile al V sec. d. C., rinvenuta e consegnata precedentemente sempre dallo scopritore.
[exibart]











