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L’occasione, per raccontare delle ibridazioni tra arte, scultura, design, opere dall’aspetto più pubblico, installazioni e chi più ne ha più metta, è data dalla mostra “Transformers”, attualmente in corso al MAXXI.
E il museo romano, in una rinnovata collaborazione con l’American Academy, domani ospiterà il celebre graphic designer Michael Bierut, socio di Pentagram, New York, ha trascorso gli ultimi 35 anni nell’esplorazione dei modi in cui gli effetti della grafica possono determinare la nostra identità, aiutarci a comunicare con gli altri e a capire il mondo. In una conversazione con la curatrice della sezione design del MAXXI, Domitilla Dardi, si parlerà anche del “dietro le quinte” del lavoro di Bierut, per raccontare anche la sua nuova monografia, How to use graphic design to sell things, explain things, make things look better, make people laugh, make people cry and (every once in a while) change the world, ovvero Come usare il graphic design per vendere oggetti, spiegare le cose, far sì che le cose sembrino più belle, per far ridere le persone, ma anche piangere, per cambiare il mondo). Un titolone, che varrà la pena ascoltare, anche perché – e questo è fuori discussione – si è ben lontani da colori e figure messe lì per creare solamente “piacevolezza” nei prodotti che ogni giorno consumiamo. Appuntamento dalle 18, ingresso libero.
In attesa di scoprire anche, il prossimo 24 maggio a Villa Aurelia, il lavoro dell’architetto Jeanne Gang, in conversazione con Maristella Casciato, Senior Curator per l’architettura al Getty Research Institute di Los Angeles.




















