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La casa è un complesso di ambienti, costruiti con differenti materiali, la cui finalità è l’evasione personale dalla frenesia quotidiana.
Case Sparse è una residenza d’artista in Val Camonica, più precisamente nella suggestiva località di Zazza, sopra Malonno. Per questa quinta edizione, le artiste e ideatrici, Francesca Damiano e Monica Carrera, hanno deciso di concentrare la produzione nell’interno domestico. La residenza è diventata luogo di lavoro e condivisione tra sei artisti e un curatore, Rossella Farinotti.
Il nostro tour inizia con l’opera di Monica Carrera, Exercises on Foucault. Per accedere alla sua stanza si passa attraverso una tenda che riporta la scritta: “la sola cerimonia veramente importante è quella dell’esercizio”.
L’artista, nata mancina, è stata forzata nella sua infanzia all’utilizzo della mano destra per scrivere. In occasione della residenza, Carrera ha voluto riabilitare l’uso della sua mano sinistra per trascrivere su un quaderno pezzi tratti da “Sorvegliare e punire” di Michel Foucault. Il suono della mano destra e sinistra pervade la stanza creando un catarsi che immerge lo spettatore nella “punizione” alla quale l’artista ha scelto di sottoporsi.
Salendo al piano superiore è collocato lo studio/stanza di Suppiej & Zanato. Il duo artistico veneto e residente a Berlino, attivo dal 2014, ha costruito delle narrazioni, delle immagini paradossali, partendo da un testo di Jorge Luis Borges e dallo studio del territorio circostante. Super (yell) è una scritta in plexiglass sul tetto (in home page, foto Emiliano Milanesi): “!me has arrabatao el palacio¡”, tratto dal racconto del poeta argentino. Gli artisti hanno voluto “occupare” questo “palazzo” dal tetto alle fondamenta. In cantina, si trova Super (balaclava), un passamontagna costruito con i laccetti che servono per conservare il cibo, una narrazione del passaggio ipotetico del “superpoeta”. Nella stanza accanto si trova Super (porcelain), tre vasi in porcellana che raffigurano momenti principali della residenza e motivi decorativi ripresi dalla vegetazione e dalla industrializzazione della valle.
Risalendo in quella che doveva essere un’antica cucina, è esposto il lavoro di Francesca Damiano che ha dovuto imparare a utilizzare un tornio per costruire stoviglie in legni pregiati e non (sopra, foto Milanesi). L’intento dell’artista era quello di sfidare se stessa e la concezione di utilità. Being è un’installazione composta da piatti e bicchieri perfettamente accostati, tra cui alcuni che “non servono a nulla”. Da fare da contrappeso alle stoviglie esposte, vi è una cucina giocattolo sempre in legno, conservata dall’artista bresciana, mentre lo spazio di Aya Onodera è allestito come una galleria d’arte contemporanea. Tears of Acacia sono quattro tele di seta dipinte con parti di un albero d’acacia, appunto, che l’artista giapponese ha trovato sradicato al suo arrivo a Case Sparse. Con una ritualità orientale, Onodera ha staccato parti dell’albero per restituirgli nuova vita. Ha infatti sciolto la corteccia, le foglie, i semi e le radici producendo diversi colori. L’artista ha potuto controllare il colore, ma non le forme che venivano prodotte.
Per Joris Vercammen la residenza è stata fonte d’ispirazione. Come ultima parte del percorso abbiamo assistito alla sua performance. L’artista immerso in un ruscello, ha alternato il suo canto al suono della natura, accompagnato dalle melodie di una rudimentale cetra e di una chitarra. Alchemy of sound è lo studio di come il suono modifichi lo spazio. Concludendo la performance l’artista belga ha regalato un sasso a Case Sparse, lo stesso che lo ha aiutato a meditare la prima notte e che aveva riposto per nove giorni sul letto del fiume. “Even this stone is a house!”. E da qui si riparte, dopo le esperienze pubbliche degli scorsi anni. (Giorgia Quadri)














