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Correndo da una parte all’altra di Torino, sulle tracce del fittissimo programma espositivo di questo lungo fine settimana dedicato al contemporaneo, non c’è tempo di prendere un caffè con la giusta calma. Questa mattina, proprio a orario risveglio, ci hanno pensato al Distretto Sociale Barolo, con un invito «a scoprire un luogo del cuore», in cui la solidarietà si declina anche attraverso i linguaggi dell’arte. In via Cigna, a ridosso del quartiere Barriera di Milano, si trova l’imponente complesso architettonico fatto costruire da Juliette Colbert nel 1825, nobildonna francese d’antico lignaggio e moglie del marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo, per dare ospitalità alle ragazze madri e asilo ai figli degli operai.
Oggi, le questioni sociali hanno strascichi trasversali, transnazionali e l’Opera Barolo, ente fondato nel 1864, alla morte e per volere di Juliette, «si pone come strumento operativo per proseguirne l’azione solidale», attraverso termini di stringente attualità, dal welfare culturale all’housing sociale, dal diritto all’abitare a quello di prendersi cura dell’altro, anche se nato a migliaia di chilometri di distanza. Housing Giulia è il progetto – iniziato a gennaio 2016, insieme all’impresa sociale Co-Abitare, in collaborazione con la cooperativa G. di Vittorio e sostenuta dalla Regione Piemonte e della Città di Torino – che dà un rifugio a chi ne ha bisogno, migranti, famiglie in stato di indigenza, con 48 unità abitative allestite in uno dei 14 edifici del grande complesso architettonico. Il fine, però, non è la stanzialità ma la progettualità, la casa è uno spazio di solidità, necessario per immaginare il proprio futuro di indipendenza, ci dice Catterina Seia, vicepresidente della Fondazione Fitzcarraldo, volontaria per Opera Viva e da sempre impegnata in progetti di innovazione sociale, accompagnandoci lungo i corridoi della struttura, tra le file degli appartamenti e i curati spazi esterni, mentre nell’aria si diffonde un piacevole odore di caffè.
Organizzare la convivenza non è facile ma l’idea di un futuro si può costruire solo attraverso la relazione e l’arte è il linguaggio ideale, universale, per istituire rapporti anche tra individui appartenenti a contesti sociali e geografici distanti. Così, dopo l’installazione ambientale di David Tremlett, un percorso di articolate geometrie colorate disteso tra tutti gli ambienti del complesso e realizzato anche insieme agli ospiti di Housing Giulia, le sculture “volatili” di Edoardo Tresoldi e i giardini interni di Massimo Barzagli, è il momento di Opera Viva, il progetto di Alessandro Bulgini che, dopo Taranto, città natale dell’artista, Calais e il Marocco, si incrocia con Opera Barolo. Tanti copertoni di automobile, decorati con la tipica grafia gioiosa di Bulgini, sono sospesi agli elementi architettonici della struttura, come parabordi per proteggere le fiancate delle navi in fase di attracco, «per proteggere la navigazione della vita», ha detto l’artista. Ma la storia non finisce così, «perché Opera Barolo mi darà l’opportunità di ospitare una persona in gravissime difficoltà che ho conosciuto durante la tappa di Calais», ha concluso Bulgini. (Mario Francesco Simeone)
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