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Max Papeschi, milanese classe 1970, nella sua carriera ha fatto della provocazione un’arma di coinvolgimento di massa, stregando particolarmente un pubblico che – più che appartenere all’art world – è quello trendy e un po’ pettinato dello star system, della moda, della comunicazione. Non a caso lui stesso viene dal teatro e dalla televisione, come autore e regista, e negli anni ha lavorato raccogliendo e rimettendo in scena miti e simboli, come vecchi Topolino con le svastiche, solo per dirne una, utilizzando quell’estetica kitsch tanto cara anche a certi suo colleghi, riviste, fashion brand.
Azioni dissacranti e divertenti, decisamente popular, culminate oggi proprio a Milano, dove ha debuttato la sua campagna “Welcome to North Korea”.
Un’azione politica, se vogliamo, ma che non dimentica un aspetto ludico evidente, il paradosso di un mix tra problemi sociali e i relativi gadget che l’artista mette in scena e in vendita – per l’occasione, sul tema – in un temporary store in via Previati, aperto in attesa dell’opening della mostra “The leader is present” il prossimo 27 aprile, alla galleria Silbernagl.
Ma che è successo oggi, in piazza Piemonte? Ad accogliere il pubblico di addetti ai lavori, armati di macchine fotografiche, e a stupire i passanti, una casetta-gonfiabile con l’effige del giovanissimo “caro leader” coreano Kim Jong Un, e un flash mob in cui una serie di modelle completamente vestite di nero, indossanti la maschera del dittatore, hanno inscenato “i comandamenti” del Paese dell’Est: non parlare, non lamentarsi, non cercare di fuggire, non rispondere, non nascondersi e così via, altrimenti la morte. Chiarissimo messaggio, con un uomo-bomba (Spongebomb, anche questo rivisitazione faceta della celebre spugna dei cartoni animati) a dettare le condizioni.
Un po’ didascalico nella protesta, e al riparo dal vero disastro Coreano, l’artista coinvolgerà senza chiedere permessi, anche una serie di protagonisti del mondo dell’arte, da Marina Abramovic a Damien Hirst, da Cattelan a Lucio Fontana, con il leader che entrerà nelle loro opere più famose, prese in prestito proprio da Papeschi, calato in questo caso nella veste di curatore. Dissacrare insomma, più che raccontare, una dittatura fuori dal tempo, anche con il supporto di Amnesty International.
Per ricordare che in Corea del Nord la vita di ogni giorno è costellata di strani problemi che da questa parte del globo non riusciamo nemmeno a immaginare, come avere uno smartphone senza connessione internet disponibile o senza la possibilità di fare telefonate. Figuriamoci mettere in scena un flash mob, e installare una serie di cartelloni pubblicitari – con la faccia di Kim con il celebre fulmine di Bowie – che prendano di mira il più bieco dei gendarmi.


















