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Istanbul di nuovo insanguinata da un attentato che stamane ha provocato undici morti vicino alla fermata degli autobus, nella centralissima piazza Beyazit: le vittime sono 7 agenti e 4 civili, e l’esplosione dell’autobomba è stata provocata a distanza, al momento del passaggio del bus dei militari antisommossa, diretti nella vicina università, nel pieno del Corno d’Oro e non troppo distante dalla Moschea Blu e Santa Sofia, luogo dove il 12 gennaio un kamikaze si era fatto saltare facendo strage di turisti (10 morti e 15 feriti).
Ma non c’è stata solo Istanbul, ma anche Ankara, dove lo scorso 10 ottobre hanno perso la vita quasi 100 persone, nell’attentato terroristico più grave nella storia della Turchia moderna.
E per la Turchia del turismo, dell’arte, dei rapporti internazionali, ogni volta il colpo è sempre più duro: lo scorso aprile sono stati circa 1,7 milioni gli stranieri registrati in Turchia, con un calo di oltre il 28 per cento rispetto allo stesso mese del 2015. Colpa forse anche delle istituzioni e dell’allarmismo dei media internazionali, mentre quelli turchi sono chiamati a tacere. Già, perché un’altra novità di una situazione decisamente borderline è il divieto “parziale” sulla diffusione di notizie, imposto da un tribunale: niente colonne ufficiose, per non intralciare gli sviluppi delle indagini, e niente immagini dai luoghi colpiti. E tanti sospetti mascherati dietro le solite parole.














