20 febbraio 2015

Tutti da Castiglioni. Per scoprire l’arte negli angoli dello studio del grande designer: sono le “Regole del gioco”

 

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Lui, il curatore Luca Lo Pinto, si è già districato in case famose: quella di Mario Praz, per esempio, e anche quella di Giorgio De Chirico. Normale, dunque, secondo il direttore artistico di Triennale, Edoardo Bonaspetti, che fosse lui ad essere il regista di una nuova “invasione” di campo, stavolta allo Studio Museo Achille Castiglioni, di fronte al Castello Sforzesco, vero e proprio gioiello di Milano aperto al pubblico dal 2006 che da oggi, fino all’11 aprile, ospiterà le opere (quasi totalmente ad hoc) di 17 artisti, visibili su appuntamento e con visita guidata grazie alla collaborazione della figlia di Castiglioni, Giovanna in-”vestita” dello status di opera vivente da un giocoso, ma non per questo poco maturo, lavoro di Patrick Tuttofuoco che non vi riveleremo qui. 
Una mostra originale e sussurrata, dove l’allestimento ha richiesto diversi mesi di sopralluoghi, con gli artisti che sono stati invitati a realizzare opere non invasive, in grado di relazionarsi con il contesto e di mimetizzarsi al suo interno, con il plauso degli eredi del grande progettista, che stamattina hanno salutato la stampa in una prima apertura. E così, ora, potrete scorgere tra scaffali, prototipi e arredi, qualcosa di Alek O., Stefano Arienti, Richard Artschwager, Céline Condorelli, Thea Djordjadze, Jason Dodge, Martino Gamper e Max Lamb (unici designer coinvolti nel progetto), Christoph Meier, Amalia Pica, Lisa Ponti, Charlotte Posenenske, Riccardo Previdi, Emilio Prini, con un particolarissimo omaggio, Carol Rama, Mandla Reuter e, appunto, un Tuttofuoco in versione completamente live. 

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