Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
L’accusa, per Perry Rubenstein, è di frode. Non un bel titolo per uno dei dealer più potenti del mondo, su cui pende ora un milione di dollari di cauzione.
Difeso dall’avvocato Stephen Sitkoff, che al Los Angeles Times ha dichiarato che non sussiste condotta criminale e che si rigettano tutte le accuse, l’attività dell’uomo sarebbe stata messa in discussione dal collezionista Michael Salke, che sostiene che Rubenstein lo ha truffato dopo aver firmato un contratto per la vendita di un’opera di Takashi Murakami, nel 2011, alla Eli e Edythe Broad Foundation. Broad, secondo i documenti, avrebbe pagato 825mila dollari per il lavoro, mentre Rubenstein disse a Salke che l’acquirente pagò soltanto 630mila biglettoni. E un altro j’accuse arriva dal magnate di Hollywood Michael Ovitz, che sostiene che Rubenstein lo avrebbe “raggirato” su una serie di opere di Richard Prince.
Rubenstein ha presentato istanza di fallimento della sua galleria nel 2014, e tra i suoi creditori pare siano compresi anche l’artista Shepard Fairey e l’attore Simon Baker, oltre a Broad e Ovitz. Che dirà il tribunale?
Perry Rubenstein, Photo: courtesy Patrick McMullan Co.
















