Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Una mano gigante vi accoglierà all’ingresso, quasi indicandovi il percorso di una mostra che inizia con una parete “caduta”, e più avanti completamente ridotta a frange, lungo tutto il perimetro. E poi ci sono gli scacchi, una piccola camera delle meraviglie, un labirinto, un teatrino di quinte mobili…e così l’Appartamento del Principe di Palazzo Reale a Milano si trasforma in un set fiabesco e morbido al tatto, dove le opere si possono toccare, dove una sedia vi racconterà delle piccole storie personali, dove un materiale si fonde con l’arte, strizzando l’occhio al teatro, alla performance, e al contesto storico in cui è inserito.
Ecco “Ho visto un Re”, il progetto promosso da Alcantara, l’azienda del celebre materiale che spesso ci ha stupito per i suoi allestimenti durante il Salone del Mobile, e che per questa occasione ha chiesto l’interpretazione del suo tessuto all’inventiva e alla poetica di nove artisti – Maurizio Anzeri, Arthur Arbesser, Paola Besana, Gentucca Bini, Matthew Herbert, Taisuke Koyama, Francesco Simeti, Adrian Wong & Shane Aspegren – che hanno riempito le dieci stanze dell’Appartamento
«Un progetto Alcantara-specific e site-specific, un doppio binario di pensiero che ha impegnato gli artisti e noi in una riflessione accurata e leggera, grazie a una committenza originale e a un modo diverso di interagire con lo spazio che invece di essere considerato “vetrina” o “scenografia”, è stato ridefinito secondo i paradigmi di “spirito” e “luogo”», ha ricordato Massimo Torrigiani, curatore della mostra insieme a Davide Quadrio.
Un progetto serio ma non serioso, scanzonato ma con l’appeal di un grande brand, che prende spunto dall’omonima canzone del milanesissimo Enzo Jannacci, arringa ironica contro l’arroganza dei potenti. Restituendo in versione, non proprio soffice ma quasi, un antico luogo raramente abitato che la città – fino alla fine di ottobre – potrà vivere gratuitamente.
«Questo progetto esplicita e ribadisce la nostra identità di impresa – ricorda l’AD e Presidente del brand Andrea Boragno – attraverso una serie di commissioni a sostegno della cultura del nostro tempo. Alcantara è un materiale unico e questa mostra ne ha messo in luce l’incredibile versatilità anche all’interno di un processo di ricerca creativa, dimostrando inoltre come un gioco di variazioni sul tema possa creare una sfida dalle soluzioni imprevedibili». Un libro di fiabe ambientale, tutto da scorrere.













