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Tutto molto bello, lodevole, meritorio. Una donazione da un milione di dollari per sostenere programmi artistici nelle scuole pubbliche di New York City. Ad annunciarla è stato sua maestà Giorgio Armani, in occasione della glamourissima inaugurazione del nuovo flagship store sulla Fifth Avenue. L’iniziativa, denominata Armani Arts Institute, contribuirà a costituire un fondo per l’istruzione artistica a favore degli allievi svantaggiati, confluendo nel Fund for Public Schools, organizzazione non profit che dal 2003 ha già raccolto oltre 240 milioni di dollari. Tutto molto bello, dicevamo. Ma una domanda sorge spontanea: perché a New York, e non a Milano?
[exibart]












che faccia di…
Evidentemente a N.Y.C. ha il suo bel tornaconto mentre a Milano: nisba!!!!!!!!!!!!!
A N.Y.C. se dai alla “cultura” scarichi viceversa in Italia: chi sa chi lo sa!!!
Politici del Bel Paese meditate.
Perché a New York? Se lo fai a New York ne parlano in tutto in mondo, se lo fai a Cisinello Balsamo, ne parlano a Cisinello Balsamo, forse!
bravo Armani…. investire ovunque tranne che in italia, qui sarebbe inutile, siamo dei mediocri (un esempio su tutti il prossimo padiglione italia a venezia)
Non posso che essere d’accordo con Giorgio Armani. Se la legge statunitense permette di detrarre le donazioni ha ragione di donare li. Un altro motivo valido per non dare denaro alle istituzioni italiane potrebbe essere che di solito in Italia siamo bravissimi a far sparire in tasche private ognicosa senza che se ne riceva alcun beneficio pubblico. Armani non è uno sciocco nè un allocco!
Considerando il giro d’affari del Principe 1.000.000 di euro sono una vera miseria.
Giorgio I osa di più. Facci sognare e sponsorizza
per almeno 100.000.000 di euro una qualsiasi associazione culturale italiana che abbia un progetto veramente “universale” in grado di rendere competitiva la ricerca artistica nazionale.
Bandisci un concorso… vedrai che saranno soldoni spesi bene; LA GLORIA NON HA PREZZO.
p.s.
IMMAGINA QUANTI LECCA…O si proporrebbero e quanta soddisfazione ne ricaveresti vedendoli strisciare. Nulla è cambiato dalla Rivoluzione Francese: ogni epoca ha il suo Re ed ogni Re ha i suoi cortigiani. Amen.
dimenticavo un altro buon motivo che Armani potrebbe avere per preferire NY. Il prestigio che ne riceve. L’Italia non ha una bellissima reputazione nel mondo. Io sono spesso all’estero e dell’Italia si dice: mafia pizza e mandolino, fino a qualche anno fà c’era anche Gina Lolobrigida a tirare un pò su la reputazione, ora è uscita dalla scaletta per motivi di età. E’ subentrato al suo posto Berlusconi e non si può dire abbia lo stesso valore culturale della Lollo! Siamo visti senza considerazione e al limite della derisione. Ci salva la moda dove 4 grandi stilisti omosessuali (e lo dico con rispetto per il coraggio che hanno di rimanere in Italia) migliorano la visione internazionale del Bel Paese.
-Fare una donazione ai bambini svantaggiati
merita un’ottima valutazione!;
-Fare una dotazione ai bambini svantaggiati
di uno dei paesi più ricchi al mondo fa scen-
dere la valutazione!;
-Non fare la donazione ai bambini svantaggiati
dei paesi più poveri al mondo, ottiene una
valutazione del tutto insufficiente!
Caro Giorgio,
benissimo per la donazione ai bimbi svantaggiati di New York, ce ne sono veramente tanti, in Italia evidentemente i bimbi sono tutti ricchi.
Ti consiglio tra le prossime buone azioni considerare di non usare piu’ pellicce per i tuoi lussosi prodotti.
Come tu sai usi pellicce che vengono strappate ad animali VIVI, nelle factory farms in Cina, perche’ cio’ abbassa i costi di produzione e semplifica lo spellamento.
Spero tu voglia dare il buon esempio come hanno fatto altri tuoi “colleghi sensibili all’opinione pubblica” come Donna Karan.
Perfino Benetton ha smesso di comprare lana Merino in Australia, per non rovinarsi la reputazione commerciale, dai produttori che “muelsing” le pecore, cioe’ tranciano una parte di posteriore alle pecore colpite da parassiti, costa meno tegliarle a pezzi vive che disinfettarle.
Su Giorgetto dai il buon esempio, no no no alle pelliccette, o forse per salvarti la coscenza adesso ti metti a fare donazioni in paesi esotici.
…e perché a Milano e non nel Sud Italia?
Carissima Fulvia Z. Rafferty, è possibile che sia vero quello che stai affermando? Che squoino vivi gli animali da pelliccia? Se così è facciamolo vedere il più possibile, anche con l’aiuto di Exibart! Qualche foto? Video? Ti ringrazio. Non è molto pertinente all’articolo ma se può aiutare a far soffrire meno qualche simpatico visone…
Messaggio per Andrea Mappletti e per quanti sono sensibili alle torture verso tutti gli esseri viventi.
Qui c’e’ la petizione che riguarda Giorgio Armani perche’ non usi piu’ pellicce, il tempo delle caverne e’ finito, esistono materiali migliori e piu’ etici delle pellicce.
http://www.peta.org/feat/ChineseFurFarms/index.asp
http://www.petatv.com/swf/video.swf?v=armani_fur_shame-gillian_anderson-10-08_web-peta_high
Undercover Video Shows Rabbits Screaming During Slaughter
Thanks for being part of the PETA team! Oscar nominations have just recently been announced, which means that Armani Executive Vice President Wanda McDaniel will be trying to get Armani’s designs in the hands of celebrities. With the Oscars just around the corner, we want to keep the pressure on Armani to stop selling fur.
The undercover investigations of rabbit fur farms in China and France—two countries from which Armani buys rabbit fur—revealed horrible living conditions for rabbits who are confined to tiny wire cages before they are slaughtered. In the video footage from an investigation into Chinese rabbit fur farms, workers pull rabbits out of cages by their ears and stun the screaming animals with electric prods, often multiple times. Rabbits with cut throats can be seen twitching and shaking with their eyes wide open before they die.
Even if you have taken action before in behalf of rabbits destined to be killed for Armani’s designs, please let Armani know that you refuse to support his clothing line until he stops selling all fur products! It’s important that we continue to send a strong message to Armani and his executive team.
In addition, please e-mail me to find out about more creative ways to help stop Armani from selling fur. For more information on the barbaric fur trade, please visit FurisDead.
Sincerely,
Sarah Gawricki
Assistant Activist Liaison
PETA
757-962-8397
SarahG@peta.org
Caro Andrea Mappletti,
questo e’ il secondo commento con ulteriori informazioni rigurdante l’inumano e crudele business of clothing.
E’ importante non acquistare prodotti di origine animale, si puo’ vivere benissimo senza, ogni anche piccola scelta e’ una vita salvata.
No compassionate person would buy or wear fur. But what about wool? The facts often surprise people—lambs and sheep suffer greatly for the wool clothing that many people wear.
Contrary to industry propaganda depicting happy sheep who are lovingly shorn of their “excess” fleece, the wool industry is an ugly business. No amount of fluff can hide the fact that buying wool supports a cruel industry in which lambs and sheep suffer while they’re alive and often die a terrifying death. Please support PETA today to help save sheep and other animals from such abuse.
PETA’s investigations of farms in Australia—the world’s top wool producer—have helped to expose this industry’s horrendous hidden cruelty to animals.
Helpless lambs are forced onto their backs, and chunks of skin and flesh are hacked from their rumps with gardening-type shears—often without the use of anything whatsoever to numb the pain. This crude, barbaric practice is called “mulesing.” This practice is intended to stop flies from laying eggs in the sheep’s wrinkled skin (although there are lots of humane ways to do so) but leaves the animals with open, bloody wounds that often become infested with maggots.
The cruelty doesn’t stop there. Once some poor sheep are unable to produce enough volumes of wool to satisfy the farmers, they are shipped to slaughterhouses in the Middle East and North Africa. Each year, millions of sheep are crammed so tightly onto boats that animals who are ill or injured often collapse and are trampled to death. Some suffer exposure to the elements, including storms at sea and must stand amid their own accumulating excrement. For many, the journey is fatal. The terrified survivors are dragged from the ships and thrown into the back of trucks and cars or loaded into trucks in the heat and taken to crude slaughterhouses—only to have their throats cut while conscious.