03 aprile 2016

Una partita di cricket come opera d’arte relazionale. Ecco il progetto “Tre tigri contro tre tigri”, vincitore del bando “Arte, patrimonio e diritti umani” di Connecting Cultures

 

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Da aprile a ottobre si svolgeranno gli incontri. Tra chi? Tra la comunità srilankese di Napoli e l’Accademia di Belle Arti, il Laboratorio Socioculturale Le Scalze, LAN – Laboratorio di Architettura nomade, Casa Morra, Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Parco sociale Ventaglieri, i collettivi “Je so’ pazzo”, “Scugnizzo Liberato” e il laboratorio di ricerca artistica “Giusto il tempo di un tè”, che ha vinto il bando “Arte, patrimonio e diritti umani”, indetto da Connecting Cultures
Dopo quella di Milano, la comunità srilankese di Napoli, è la più nutrita d’Italia, con circa 9mila abitanti, e si è radicata nelle zone del centro storico del capoluogo campano (come ad esempio Montesanto), attivando scambi con la popolazione napoletana, ma mantenendo una struttura culturale identificata. 
Tre tigri contro Tre tigri, questo il nome del progetto presentato dal collettivo “Giusto il tempo di un tè”, sarà un osservatorio territoriale, per proporre contesti di relazione tra la comunità srilankese, gli autoctoni partenopei, le associazioni attive sul territorio e le istituzioni operanti nel settore dell’arte contemporanea.
Ma come? Con un invito al gioco. In particolare, il progetto prevede l’organizzazione di un torneo di cricket, sport nazionale dello Sri Lanka, mischiando sia le associazioni cingalesi che i “local”. 
Un’operazione per scoprire il potenziale creativo delle classi popolari e medie che abitano il centro, attraverso una pratica artistica condivisa. E usando l’arte come medium per una nuova cittadinanza responsabile, utilizzando l’estetica processuale come anima del progetto.  

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