23 febbraio 2016

Unidee, ovvero come la formazione diventa “processuale” con l’esperienza e il confronto, a Cittadellarte. Tre domande a Cecilia Guida

 

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L’Università delle idee di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, torna per il secondo anno consecutivo con Unidee, “modello” educativo che combina la teoria con la pratica: attraverso moduli settimanali di ricerca e progettazione, gli iscritti non solo potranno sperimentare la complessità delle teorie, ma anche confrontarsi con le sfide e le situazioni liberi dei processi creativi, il tutto affiancato da grandi personalità che, fino al prossimo autunno, saranno a Biella a fare da guida: Adelita Husny-Bey e Lara Almarcegui, Martino Gamper e Antoni Muntadas, Adrian Paci e Olafur Eliasson, tra molti altri. Ma cosa c’è dietro, e quali sono le “intenzioni” di Unidee? Lo abbiamo chiesto a Cecilia Guida, direttrice e curatrice del programma. 
Nella comunicazione del progetto si parla di “Formazione come esperienza di vita e scambio”: è curioso vedere come nell’epoca dei social media, che ci tengono collegati “a distanza”, le pratiche artistiche tendano a riavvicinare fisicamente i loro partecipanti, di qualunque mondo essi facciano parte. Come mai secondo te?
«Sono d’accordo solo in parte, per il fatto che non penso che, da quando i social media siano entrati a far parte della nostra vita quotidiana tanto da aver spazializzato la presenza umana in modo che essa ha occupato e fatto proprio ogni assetto abitativo “tradizionale” riguardante le relazioni, i processi di produzione e scambio di conoscenze, i progetti partecipativi su scala globale etc., gli spazi e i tempi della vita off line si siano ridotti oppure che essa abbia perso di valore e di possibilità. È vero che le pratiche artistiche che operano nella sfera pubblica mostrano, più di altre (lo è comunque negli aspetti che le caratterizzano), l’interesse a interagire con le persone in uno spazio fisico comune, in modo da avviare processi di scambio e creazione collettiva secondo modalità di condivisione di tipo orizzontale e circolare tra l’artista e le comunità. Esistono tuttavia progetti artistici, che tenendo in considerazione questa continuità tra lo spazio on line e quello offline, attivano processi e storie che nascono nello spazio della Rete, producono relazioni nello spazio fisico, e quindi proseguono attraverso la creazione di altre possibilità nello spazio virtuale. Il progetto Unidee si inserisce all’interno di questa cornice interpretativa che vede la compresenza di uno spazio connesso a livello globale e nello stesso tempo abitabile a livello locale. E crea, all’interno del contesto unico di Cittadellarte, una “situazione” in cui persone provenienti da paesi e ambiti professionali diversi, ma accomunati da desideri e bisogni legati a interessi di studio e di progettazione simili, possano incontrarsi in uno spazio comune e possano vivere una breve ma soddisfacente esperienza formativa basata sull’arte come pratica, sullo scambio di idee ed esperienze, e sul networking collaborativo produttore di possibili future narrazioni e progetti».
Quali sono le novità in questa seconda edizione di Unidee?
«Il 2015, primo anno del nuovo format Unidee, è stato per noi un anno di lancio, passaggio (dallo “storico” programma di residenza Unidee durato quasi 15 anni) e sperimentazione. L’esperienza e i feedback delle comunità spontanee e temporanee di residenti, che nel corso del 2015 si sono formate all’interno dei moduli settimanali, hanno avuto influenza anche sulle decisioni prese in relazione alle tematiche, ai contenuti e alle forme che caratterizzano il programma per il 2016. Anche quest’anno, come lo scorso, abbiamo scelto di lavorare su tre macro-temi considerati centrali nella riflessione teorica e nelle pratiche artistiche che operano nella sfera pubblica, quali la ricerca, il dono e l’alterazione. Come riprendersi il tempo lento e improduttivo della ricerca oggi? Sono possibili modelli di condivisione di beni e dispositivi di scambio basati sul valore del dono e dell’ospitalità? In che modo le possibilità di cambiamento indicate dall’arte possono trasformarsi in linguaggio comune? Ecco alcune delle questioni alla base di tutto il programma di ricerca e dei moduli Unidee. A livello “contenutistico” quest’anno i moduli settimanali presentano una stretta relazione con la storia, i progetti/ le ricerche, gli spazi di Cittadellarte e/o la città di Biella. A livello “formale”, invece, la novità riguarda due dei moduli proposti, non solo più estesi temporalmente (due settimane al posto di una) ma “itineranti”. Adrian Paci sarà mentore di un modulo The Encounter. Reclaiming the potentiality of affection (10/ 22 ottobre 2016) solo in parte tenuto a Cittadellarte. A metà settimana in gruppo si sposterà infatti a Scutari, in Albania, nello spazio recentemente inaugurato dall’artista, “Art House”. Il modulo a cura degli STEALTH.unlimited (Ana Džokić and Marc Neelen), Carving out the spaces for our commoned life: a training ground (14/25 novembre 2016), sarà invece tenuto tra Biella e Rotterdam. I partecipanti vivranno il particolare contesto olandese di City in the Making, un progetto in corso da dieci anni, tra social housing, nuove economie e nuovi modelli urbani. L’intenzione è quella di sperimentare la flessibilità del gruppo a stimoli e situazioni diverse, arricchire la ricerca dell’esperienza del viaggio».
Molti partecipanti, grandi artisti, diverse settimane di incontri e dialoghi, anche in collaborazione con Università e Accademie per colmare i gap che il sistema tradizionale non riesce a togliersi. Ammesso che si possano apportare cambiamenti a seguito di queste esperienze, cosa può insegnare Unidee alle scuole “tradizionali”? 
«Le collaborazioni con Università e Accademie, in Italia e all’estero, sono una parte molto importante del nostro programma, nell’intenzione di non porsi in contrapposizione a esse quanto piuttosto di proporre un’alternativa comune. La peculiarità della nostra sperimentazione è l’intenzione di focalizzarsi sulla processualità della formazione, pensando sempre alla compresenza di pratica e teoria, fondando i processi di apprendimento sul confronto, sul fare e sulla scoperta, favorendo l’esercizio dell’immaginazione, e intendendo l’educazione come un’esperienza di vita. L’attenzione è sempre sul procedimento e sulla forma collettiva finale che chiude l’esperienza formativa, cercando di tenere in equilibrio le forme del pensiero (le teorie) e le situazioni libere o imprevedibili (i processi creativi), attraverso l’organizzazione di situazioni problematizzanti e ogni volta diverse, senza rispondere a traguardi precisi da raggiungere ma a cui si arriva attraverso il tempo lento della riflessione, dell’approfondimento, dell’immaginazione. Altra caratteristica fondamentale è l’esperienza residenziale, la possibilità di vivere una settimana in comune mette al centro la condivisione dei saperi e delle esperienze progettuali e di ricerca, attivando processi di scambio orizzontali tra mentori e partecipanti».
Sopra: Raumlabor, ph. © Francesco Apuzzo – Terrain Vague residency module led by Raumlabor. Performance – 28 Sep/ 2 Oct 2015
Home page: ph. © UNIDEE 2015 – Matter as Experience residency module led by Andrea Caretto and Raffaella Spagna – 26/ 30 Oct 2015

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