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Sul piatto, infatti, vi è la creazione di un fondo completamente autonomo per il sostegno dell’industria cinematografica, con disponibiliotà certe per 400 milioni di euro all’anno, oltre il 60 per cento in più rispetto ai fondi attuali. Creato sulla falsariga del modello francesce, il fondo – che partirà già dal prossimo gennaio – sarà alimentato direttamente dagli introiti erariali derivanti dalle attività di programmazione e trasmissione televisiva, dalla distribuzione cinematografica e dalle proiezione.
Ma non è finita: il 18 per cento di questo tesoro sarà dedicato ai giovani, con la promozione di “Opere prime e seconde”, con l’aiuto a start-up e piccole sale, con contributi a favore di festival e per le attività di Biennale di Venezia, Istituto Luce Cinecittà e Centro sperimentale di cinematografia.
Spazio anche alla conservazione, con un piano di digitalizzazione del patrimonio filmico, e il potenziamento – a livello fiscale – dei tax credit per chi investe nel campo e per chi vi lavora, dalle imprese di produzione, distribuzione, post-produzione, a quelle che lavorano per produzioni straniere e per quelle esterne al settore che investono nel cinema italiano.
120 milioni nei prossimi cinque anni anche per chi gestisce nuove sale, per la conservazione dei cinema storici e, anche per il pubblico televisivo, vi sarà qualche agevolazione: il DDL prevede, infatti, di introdurre procedure più trasparenti ed efficaci in materia di obblighi di programmazione di opere audiovisive europee e nazionali da parte dei fornitori dei servizi media audiovisivi.
Dulcis in fundo, scompare la censura di stato: saranno gli stessi operatori a definire e classificare i propri film; lo Stato interverrà solo in caso di abusi. Un cinema, insomma, che si promette più libero sotto tutti i punti di vista. E anche “liberato”. Vedremo.
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