16 dicembre 2007

Visite di Stato. Veltroni e Rutelli chez Gagosian. Inopportunamente

 

di

Walter Veltroni alla dodicesima intervista da Gagosian. Sullo sfondo un quadro di Cy TwomblyUna vera e propria parata, con molti toni dell’ufficialità. È quella che è andata in scena per la preview della nuova sede romana della Gagosian Gallery, a Via Francesco Crispi, di cui possiamo darvi alcune impressioni a caldo. A cominciare dall’inusitato – e prolungato – omaggio del sindaco Walter Veltroni, giunto all’ora di pranzo ed intrattenutosi in colloquio con Gagosian anche per ipotizzare iniziative comuni legate al contemporaneo nelle aree archeologiche romane.
Un sindaco normalmente restio a farsi vedere agli opening financo dei musei, men che mai delle dozzine di nuove gallerie aperte a Roma negli ultimi mesi, ma pronto ad accorrere al cospetto del potente internazionale di turno, al grido di “Roma sta diventando trendy”, ripetuto a tutti gli intervistatori. Inedito anche il blocco del traffico su Via Crispi (una strada dalla viabilità importante, l’unica a collegare Via del Tritone con il Pincio e Trinità de Monti), con vigili schierati per un provvedimento che manderebbe in bestia anche il più calmo dei cittadini.
E per la serata? Per la serata ecco Rutelli (“stasera verrà il ministro”, dice Pepi Marchetti Franchi, la direttrice dello spazio romano). Proprio lui che ha combattuto -e gliene abbiamo dato atto- per mesi contro la volgarizzazione di Palazzo Barberini ridotto a spazio-in-affitto per cresime e comunioni, avalla il mega-catering da 430 ospiti allestito proprio nel Museo d’Arte Antica. Ad aprire le porte il sovrintendente Strinati. Coerenza invidiabile.

Al di là delle note di costume, fa comunque un certo effetto -al cittadino ed al cronista- dover dar conto dei salamelecchi dei nostri governanti (un vicepremier, il capo del più grande partito di maggioranza) alla apertura di quello che tecnicamente è un punto vendita. Importante punto vendita, internazionale punto vendita, ma punto vendita. Come una nuova boutique di Dior a via Condotti, come uno store di Prada a Piazza di Spagna.

Si è costretti tra l’altro a domandarsi quale possa essere lo stato d’animo degli altri operatori del settore in città. Per quanto riguarda ad esempio l’importante partita delle acquisizioni di opere da parte dei musei: partiranno tutti dalla stessa linea di partenza? O ancora per quanto riguarda la semplice partecipazione istituzionale. Sì perché noi, il segretario del PD, alle inaugurazioni da Pio Monti, da Fabio Sargentini, da Pino Casagrande -giusto qualche nome tra i grandi vecchi- non l’abbiamo mai visto. Neppure quando questi pezzi di storia che han fatto l’arte a Roma, hanno presentato mostre ben più avvincenti della mediocre prova di Twombly a Via Crispi.
Spunti di riflessione e di dibattito a caldo. In una Roma che cambia e, forse, migliora. Con un grande orgoglio per l’arrivo in città di un operatore ultra-qualificato e stra-benvenuto, ma con un briciolo di disappunto per lo ‘stile’ con cui è stato accolto.

[exibart]

33 Commenti

  1. E’ solo la riproposizione in macro di ciò che avviene quotidianamente nel nostro piccolo mondo. Chiuso, autoreferenziale e tremendamente provinciale. Tutto ciò che viene da fuori e chic, quello che abbiamo in casa è merda.

    Continuiamo così… facciamoci del male.

  2. E’ buon auspicio…ROMA forse acquisisce un ruolo internazionale nell’arte…speriamo…
    pero non solo le stesse grandi firme… che noia,
    Anche qualche nostrano artista , tipo il sottoscritto, a bella posta ignorato.
    Un po di attenzione, PLEASE.- GRAZIE

  3. Il fatto in sè di esserci andati non sarebbe negativo… se fossero andati a far visita anche a musei e gallerie italiane. Almeno convincessero l’americano a proporre anche arte italiana :-/

  4. Lo “stile”, in caduta libera, percorre le strade del “trendy” e della capitale… wow!..come diceva quella canzone?!..”fatece largo che passamo noi…sti giovanotti de ‘sta Roma bella..semo ragazzi fatti cor pennello e le regazze famo innamora’..”

  5. Sono sconcertata e molto amareggiata. Chi non può “permettersi” testimonial di tale calibro cosa fa?
    Cordialità

  6. Sieti ridicoli quanto veltroni. Ma se seguite la notizia da mesi caricando l’attesa che vi aspettate? Si sa che più si parla di qualcosa più si attira attenzione. Informazione sarebbe stata dare il giusto spazio, non inseguire l’evento come avete fatto voi, inchinandovi allo straniero. Per le altre gallerie mica avete fatto lo stesso. Questo non fa bene all’arte, perché non si parla di arte ma di politicastri, mercanti e poco altro. E scagliate pure la pietra contro gli altri per cercare di salvarvi. Ma per favore.

  7. Pensate un pò cosa rimarrà di tutto questo birignao tra cento anni o forse anche meno.
    Sia dei politici che dei galleristi…

  8. L’articolo è in se anche condivisibile per quanto riguarda l’inchino dei potenti, ma della mostra non ci raccontate niente?
    Dopo avere annunciato più volte in anteprima l’apertura di Gagosian a Roma, non ci dite niente dello spazio, dell’allestimento, delle opere, di Twombly, e magari anche degli altri ospiti, a parte i politici che poi, tutto sommato, a chi interessano davvero?
    Dateci la polpa, non la buccia….
    Per concludere solo una domanda: ok per la critica ai potenti, ma per curiosità, come mai il giornalista non ha firmato l’articolo?

  9. Entrambi i “politici” sapevano che c’erano le telecamere dei vari TG di potere.Ancora il buon vecchio Berkeley “Esse est percipi”. La sottocultura dell’apparire, ovunque e comunque.
    Il potere, sempre più bieco, controlla la comunicazione di massa, e cosi’ controlla anche la cultura, ed il “mercato” della cultura.
    Basta! ci siamo veramente scocciati.

  10. Apprezzo davvero la motivazione dell’articolo. Siamo terra invasa – vero è che abbiamo perduto la seconda guerra mondiale e che, da allora, paghiamo i danni (a dire il vero anche giustamente). Vero è che siamo in tempo di invasioni barbariche anche quando con marchio di alta classe. Lo scandalo è non tanto che politici esibizionisti accorrano, ma che accorrano direttori e operatori di musei che, per principio di correttezza dicono, non mettono piede nelle gallerie romane nemmeno quando vengono presentati artisti di altissimo livello. Le gallerie romane, eroiche da sempre, ringraziano. Ma qualcuno qualche maledizione la lancerà, prima o poi.

  11. Mamma mia quanto rosicate! Finalmente arriva una galleria degna di tale nome e non uno scantinato con due quadrucci appesi al muro con dentro un/una gallerista che si da arie da grande intellettuale. Sempre di commercianti si tratta, solo che Gagosian lo sa fare meglio… e voi rosicate.

  12. State veramente tutti a rosicà! E ricordatevi voi, che Veltroni è quello che i musei li ha riaperti, vedi Palazzo massimo, le aperture notturne, e vedi la Galleria Colonna dove siede quella mondanona della Coliva. O vogliamo parlare dei nuovi Musei Capitolini..

  13. Non voglio togliere alcun merito a vostro Sindaco. Stona un pò la pompa magna con la quale viene inaugurata una galleria privata (quindi non istituzionale). Bene per le cose fatte a Roma, però mi risulta che la Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea di via Crispi sia chiusa da anni.

  14. La politica culturale dell’amministrazione capitolina? Nella tradizione dell’antica Roma:
    PANE ET CIRCENSES
    peccato che funzioni…

  15. I politici, non mi interessano, Gagosian, non e una sorpresa che la prima mostra sia quella di Twombly; un grande artista americano che vive a Roma e che io personalmente amo le sue opere. I wish I was there.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui