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Walking with Senses è l’articolato progetto che il gruppo curatoriale BAU ha realizzato per la seconda edizione di Art & Nature a Merano (BZ) e dintorni. Tra opere d’arte tutte site specific, performance e percorsi a piedi scanditi dai lavori di un nutrito gruppo di artisti di livello internazionali, i BAU propongono inediti punti di vista e approcci al territorio, aprendo la possibilità a rinnovate relazioni con le sue caratteristiche e le sue potenzialità. Abbiamo incontrato i curatori per farci raccontare questo articolato progetto e la loro idea di curatela.
Che cos’è il progetto Art & Nature e come si colloca nel contesto altoatesino?
«Art & Nature è un progetto culturale annuale che ha luogo nella città di Merano e paesi limitrofi nel contesto del festival ‘Primavera Meranese’. Walking with Senses è il titolo della seconda edizione di Art & Nature ed è curata da BAU (Simone Mair, Lisa Mazza e Filipa Ramos), su commissione del Comune e dell’Azienda di Soggiorno di Merano, con il supporto organizzativo di Merano Arte. Il pensiero che abbiamo condiviso alla base si è voluto interrogare sulle forme di circolazione dei processi e dei gesti artistici nello spazio pubblico, ben oltre a ciò che in genere viene chiamato “arte pubblica”. Ci interessava immaginare una mostra che si espandesse tra la città di Merano e le vicine località di Scena, Naturno e Tirolo. Ogni luogo ospita ora dei lavori commissionati ad-hoc e inseriti nello spazio pubblico, quindi sempre accessibili. Uno degli obiettivi di Art & Nature 2016 è di innescare l’incontro e lo scambio tra saperi, artisti, abitanti, ospiti e paesaggi. Abbiamo invitato artisti, architetti e danzatori di fama internazionale a entrare in dialogo con il territorio: il collettivo Numen/For Use, Andreas Angelidakis, Kristina Buch, Nanna Debois Buhl, Paul Feichter, Michael Fliri, Tue Greenfort, Alois Lindenbauer, netzhalde, Manuel Pelmuş e Alexandra Pirici, Jaakko Pernu, Angelo Plessas, Alvaro Urbano».
Come avete scelto gli artisti e le location?
«In generale, l’attività degli artisti che invitiamo risuona con le questioni al cuore di BAU: transdisciplinarietà, collaborazione, ecologia e un ripensamento delle tradizioni attraverso uno sguardo verso il presente e il futuro e non nostalgico. Con alcuni degli artisti di Walking with Senses avevamo già lavorato in altri contesti, di alcuni, invece, abbiamo scoperto il lavoro visitando mostre come la Biennale di Venezia o dOCUMENTA13».
Come intendete il rapporto arte-natura e arte-territorio?
«Quando BAU è nato, una delle prime questione era come rapportarci con l’immagine del paesaggio caratterizzato principalmente da montagne e per noi era chiaro che dovevamo andare oltre a questo immaginario spettacolare dell’Alto Adige. BAU cerca di sorvolare queste eterne montagne, in modo reale e figurativo. Come? Mappando un territorio in modo orizzontale, stabilendo dei rapporti di intensa prossimità tra persone, realtà, animali e boschi delle diverse valli. Agli artisti di Art & Nature abbiamo proposto di pensare a dei progetti che potessero innescare nuovi modi di scoprire e relazionarsi con i paesaggi urbano-naturali, paesaggi che per noi rappresentano un continuum tra natura e cultura, città e campagna, strada e cammino, ma anche tra locale e straniero, umano e animale, giorno e notte».
Voi siete il collettivo curatoriale BAU, quale è il modo di intendere la curatela?
«BAU nasce da diverse volontà messe insieme. Da un lato, dal desiderio di iniziare un progetto collettivo che unisse i nostri interessi e intensificasse il rapporto tra pratiche artistiche, saperi contadini, mestieri tradizionali, coscienza ecologica e conoscenza di un territorio davvero speciale. Dall’altro, dal senso di trovarsi bene insieme e di voler aggiungere all’amicizia e alle comuni visioni ed etiche professionali un qualcosa che ci accomunasse in cui convergere, scoprendo nuovi mondi e crescendo insieme. Ci siamo conosciute in momenti e contesti diversi, tra Amsterdam, Londra e Milano, ma il punto di ritrovo è sempre stato l’Alto Adige e nell’inverno del 2014 è nato BAU. Negli ultimi decenni la questione curatoriale è stata messa in primo piano, estendendosi dal contesto artistico contemporaneo alle più diverse attività. È forse il momento di pensare al di là di una pratica curatoriale spesso individuale, auto-centrata, autoritaria. Per ora BAU esiste per attivare e stabilire dei rapporti tra persone e attività che altrimenti difficilmente si parlerebbero, sia per questioni linguistiche che per una questione geografica. Il processo—più che il metodo—si basa su uno sviluppo progressivo della molteplicità delle componenti che costituiscono ciascuno dei nostri progetti, in cui le classiche distinzioni tra, appunto, curatore, produttore e fruitore sono praticamente irrilevanti». (Silvia Conta)
Nelle foto: Nanna Debois Buhl, Trajectories of the Trachycarpus Fortunei, Foto: Daniel Mazza














