11 gennaio 2008

White Cube/satellite, nel pesarese quarta sede della rete di microgallerie d’artista

 

di

L'intervento di Michela PozziUn progetto di galleria d’arte racchiuso in un metro quadrato d’esposizione, ideato dall’artista e gallerista Michele Mariano e dall’artista Christian Rainer. L’idea non è certo nuova, basti pensare al lillipuziano Museo d’Arte Contemporanea di Granara, in Emilia, racchiuso nei pochi metri quadrati di una Cappella. Più interessante è piuttosto l’intento di creare una rete di micro gallerie in tutta Europa, esportando l’idea di franchising nell’arte contemporanea ed in una forma che è di per se un’operazione d’arte concettuale. Questo è il concept del progetto White Cube/satellite, rete di micro gallerie che dopo le “sedi” di Campobasso, Bari e Potenza, inaugura ora una nuova location a Cagli, nel pesarese. Per l’inaugurazione previsto il progetto Campo d’attenzione transitorio, dell’artista Michela Pozzi, che si focalizza qui nello spazio intimo ed emblematico di un’edicola religiosa.

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Inaugurazione: sabato 12 gennaio 2008 – ore 17.00
Piazza Papa Giovanni XXIII, 3 – Cagli (Pu)
Info: 3295930299 –
whitecubegallery@gmail.com
Web: www.whitecube-europe.com

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9 Commenti

  1. E’ ovvio che si tratta d’arte concettuale, chè l’altra arte, quella che non lo sarebbe invece fischia!
    Cosa ne deduco da questo concetto di microcellule di gallerie?..piccola e costante invasione di ultracorpi.
    Il concetto dove sta?..dove si trova?
    Si trova in piccoli spazi vitali, costipati, ridotti al minimo, in loculis memoria. L’arte cambia loco, si accontenta del monolocalino, e, fantascientificamente, vive tra noi. Non accorgendocene, duri di comprensione, quando si manifesta in grande stile con tutti i crismi e gli apparati, reclama attenzione mostrandosi in particelle minime, piccoli locali di poco respir vitale.
    Purchè si muova ogni concetto merita rispetto, certamente, e pur quello statico non è da disdegno.
    E’ arte concettuale, ovviamente, chè l’altra arte, quella che non lo sarebbe, invece fischia!

  2. Per terrymay: parli come un critico d’arte che solo un critico d’arte capisce,per gli altri umani c’è il traduttore simultaneo o lo scritto vuole farsi apprezzare solo agli adetti?

  3. Per tale Gabriele: il concetto è semplice, qui la traduzione:
    Ogni cosa si dica o vien detta arte, dovrebbe avere un concetto, anche quando la si passa per “astratta”, “concettuale”.Tutta l’arte è concetuale. Ogni arte è concettuale.
    Le etichette appiccicate all’arte non ne rimandano il senso e il gusto, come pure la mancanza di senso e di gusto. Anche nel “non concetto” vi è un concetto.
    Ti fermi alle apparenze, alle parole trite e vomitate dai critici d’arte, addirittura mi ci associ. Ancor prima d’averla sottoscritta, strappo la tessera.
    Hai forse letto poche note critiche, e non so quale possa esser il verme che ti rode. Non chiedo e non voglio apprezzamenti (l’apprezzare, mettere un prezzo, indica volontà di vendita) spero solo nell’ intelletto che ognuno dovrebbe avere e nel suo funzionamento. Cosa che ogni umano ha in dotazione, sua premura, o non, farne buon uso.
    Guardi le mie parole, i commenti, mentre l’opera sta lì.
    Con cosa ti relazioni? con le parole di un critico, con quelle di Terry May, o con l’opera?
    ..Guardi le “spiegazioni” che altri danno e ti affidi a quelle che ritieni più consoni alle tue eventuali? Ti associ?
    Ma dell’opera in sè tu cosa ne pensi?
    E’ necessario il lavoro del critico?
    Di quale critico?
    e per chi?
    Se si ha poca volontà di pensiero, se si vuole un’etichetta e un parere da esperti, che non si affidano alle proprie emozioni di fronte ad un’opera, se si vuole “investire in arte” allora si, forse.
    La cultura del proprio gusto, della propria conoscenza e del proprio modo di approccio, di avvicinamento alle cose del mondo e dell’arte, anzichè le “traduzioni” di questo mondo e dell’arte.
    Son concetti “troppo” poco umani per te?
    Traduzione simultanea: Ma che t’importa come e cosa scrivo?..solitamente parlo come mangio…prego, accomodati, favorisci?

  4. Ciao, ho letto i vostri commenti e le vostre critiche, ma più che altro ho sentito del grande astio certamente dovuto al non avere idea di ciò di cui si parla.
    Ho personalmente avuto a che fare con il progetto del white cube europe e tanto per dirne una, non si tratta affatto di gallerie in miniatura (in quanto queste se ci sono è per puri scopi simbolici e rappresentativi)ma di un progetto organico che coinvolge molteplici curatori in diverse regioni, a seconda di dove loro operano.
    Detto questo il WCE è nato per sostenere l’idea che qualunque spazio possa potenzialmente ospitare episodi artistici, esattamente come ogni artista è libero di realizzare il proprio progetto dove gli pare.
    Quindi la priorità è data all’opera e non allo spazio che la ospita. In tal senso a me sembra un’operazione alquanto altruistica nei confronti dell’artista.
    In realtà l’idea del network implica molte altre cose, ma intanto volevo fare un appunto su quanto letto sin ora.
    Saluto, A.F.

  5. Grazie per l’appunto, Andreas.
    Mi è piaciuto quando dici “operazione altruistica nei confronti dell’artista”. A Roma se dici “gliè famo er favore!”
    Ad ogni modo è sempre il solito delimitare spazi e cose, confrontare, questo è grande, quello è piccolo, insomma ci si dà delle “regole” e regolate o “non se stamo proprio a regola’!”
    L’arte, comunque, per stare da qualche parte, per stare e poi per superare lo spazio interno della testa, ha bisogno di spazio, qualunque, dal Vespasiano dove il vitale è ridotto al fluido o al corposo (chiamiamolo così) fino a queste micro cellule.
    Concettualmente, l’arte, parte dalla testa (una a caso, presumibilmente d’artista)e dopo che s’è fatta un giro arriva ad una qualche altra testa, una qualsiasi, che quel concetto (o una variante) comprendendolo, prende.
    Di nuovo, grazie.

  6. è un pò lunghetto ma penso sia importante sapere di cosa si parla.

    L’obiettivo del White Cube è quello di mettere in pratica l’idea di proposta artistica esportabile, di pensiero artistico applicabile a differenti luoghi. Rientra in fatti nell’idea originale dei promotori di essere divincolati dal concetto di luogo fisico stabile; così, non riconoscendo la standardizzazione dello spazio hanno scelto, con un atto ironicamente provocatorio, di rimpicciolire la galleria. I risultati sono principalmente due: nella pratica, avere un’idea veramente elastica di luogo e, simbolicamente, “ridimensionare” l’importanza che, per interesse, i circuiti ufficiali attribuiscono all’arte, a chi la ospita e a chi la promuove.
    Si può produrre arte di un certo livello senza essere obbligati a trappole burocratiche, o soggetti a pressioni economiche e senza il vincolo di un luogo fisico che costringa l’attività della galleria ad un’unica area geografica. Il White Cube è contemporaneamente una galleria e tutte le sue filiali. Il suo scopo non è quello di cercare di mettere sul mercato l’ennesima opera di cui nessuno ha bisogno, ma è quello di far riflettere il pubblico dell’arte contemporanea sulla possibilità di usare il sistema dell’arte preesistente per crearsene uno autonomo. Difatti il White Cube non si propone come luogo esterno, alternativo e quindi in conflitto con gli altri, ma al contrario intende arricchire gli altri luoghi, traendone contemporaneamente vantaggio.
    La mini gallery White Cube, rompe quindi il tabù creato dal business artistico che vuole il mercato dell’arte relegato a costosissime fiere (noi ci entriamo e ci installiamo abusivamente o siamo ospitati da altri stand), a particolari concessioni di critici e galleristi con la facoltà di decidere le sorti degli artisti (essendo svincolati da interessi economici, ci proponiamo solo di sostenere gli eventi artistici per il loro valore effettivo).
    Purtroppo però l’alternativa all’ufficialità nell’arte è rappresentata spesso da un folto gruppo di reietti e sfortunati artisti che passano il loro tempo a compiangersi.
    Il White Cube, per ovviare ad entrambe le situazioni diversamente tristi, si propone di fluidificare l’aspetto burocratico dell’organizzazione di un evento ? agendo da indipendenti ? senza però rinunciare al coinvolgimento di critici, curatori, istituzioni ed artisti che siano, a nostro avviso, rappresentativi di una ricerca di spessore nell’arte contemporanea (è in questo caso, che l’ufficialità farà le nostre veci al fine di dare al progetto la credibilità di cui il pubblico abbisogna).
    Escludendo a priori che il valore di un’opera d’arte sia legato alla sua dimensione ed essendo la nostra proposta sempre oculata, di rilievo e coerente, il White Cube può essere a tutti gli effetti considerato una galleria d’arte contemporanea, limitandosi però a prendere da questo appellativo solo gli aspetti più stimolanti e creativi; tralasciando quindi quelli più castranti, meramente amministrativi e burocratici; ovvero tutti i rovesci della medaglia che comporta la gestione di uno spazio.
    Il White Cube ha sede ovunque.
    Funzioni della rete

    L’obiettivo del white cube è di creare una rete cooperativa e comunicante tra le sue diverse sedi, in maniera che, mantenendo lo stesso nome e marchio, il white cube riesca contemporaneamente ad essere presente in molteplici aree geografiche. Lavorando tutti comunemente per un unico progetto, ogni singola iniziativa va ad arricchire il curriculum di tutte le altre sedi. Inoltre i progetti più rilevanti promossi da ognuna delle sedi del white cube, potrà contare sul supporto promozionale di tutte le altre con una conseguente presenza mediatica esponenziale.
    Come funziona il White Cube Europe

    Il progetto si divide in White Cube Europe Vertice e tutti i suoi satelliti.
    White Cube Vertice

    Il white cube vertice è una galleria di un metro cubo ideata con l’obiettivo di farla itinerare in base alle esposizioni in programma.
    L’idea è quella far scegliere all’artista invitato il luogo più affine al proprio progetto, quindi modificare ad ogni nuova mostra lo spazio dove far svolgere l’evento, nonché l’area geografica. In tal senso è la galleria a raggiungere l’artista e non il contrario.
    Le esposizioni in fine potranno avvenire sia come eventi di un giorno che con una durata prolungata sino ad un mese e potranno essere ospitate da luoghi preesistenti così come in luoghi non preposti per manifestazioni artistiche.
    La mini galleria ospiterà un artista per volta con cadenza mensile.
    Tutti i progetti saranno promossi e curati dallo staff di White Cube Vertice, composto da:
    Michele Mariano e Christian Rainer (promoters e curatori), Helena Rusikova (critica e storica dell’arte), Francesca Komel (ufficio stampa e grafica/web design), Antonio Savorelli (logica e programmazione per il web).
    White Cube Satelliti

    I satelliti del White Cube Europe sono cloni del white cube vertice che verranno costruiti e consegnati a chi ne faccia richiesta, sul modello del franchising. Il white cube satellite sarà stanziale e prenderà il nome della città che lo ospita. A poterne fare richiesta sono sia gallerie private che pubbliche, associazioni o singoli che vogliano intraprendere l’attività di gestione del white cube.
    I parametri di assegnazione sono le affinità artistiche ed ideologiche che devono sussistere tra il vertice e chi fa richiesta del white cube. La cura e gestione del white cube satellite è interamente affidata a chi ne entri in possesso con l’unico vincolo di rispettare il copyright degli ideatori e promotori e mantenere una costante nella proposizione di progetti (mediamente 6 all’anno). Ogni gestore di w.c.e. satellite ha totale autonomia ed indipendenza per qualunque implicazione economica (che si tratti di guadagni o spese).
    La cessione del w.c. satellite è gratuita e a discrezione dello staff del vertice.

    Tutti i W.C.E.S. (satelliti) faranno capo al sito che accomuna tutte le sedi http://www.whitecube-europe.com . .

    http://WWW.WHITECUBE-EUROPE.COM
    www,myspace.com/wceurope

  7. Grazie Michele Mariano, la lunghezza è il minimo in questi casi.
    Quel che non sapevo è che, ora, l’arte ha dei livelli. Me lo suggerisce la tua frase: “si può produrre arte di un certo livello..”
    Basso o alto (quest’ultimo come suppongo nel caso del White)…Ma l’arte ha bisogno delle nostre scale?..’nnamo bene!!
    Se la situazione fosse così drammatica si potrebbe allor sempre sdrammatizzarla..(togliendo la scala dei gradi crollerebbe tutto)e se l’arte e il proprio suo livello (quello certo e non) fosse solo specchio del nostro “livello”, (lo status), umano?
    mah!

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