03 luglio 2010

Worldwide Vascellari, finalista al Future Generation Art Prize

 

di

Nico Vascellari in performance
Ci sono giovani artisti già big internazionali, da Simon Fujiwara – ormai onnipresente, dai premi Cartier Award e Baloise Art Prize alla Biennale 2011 – a Cao Fei, Nathalie Djurberg, Wilfredo Prieto, Keren Cytter, Katerina Seda, Guido van der Werve. E c’è un gruppo di nomi comunque lanciatissimi a livello internazionale, come Ziad Antar, Fikret Atay, Nicholas Hlobo, Clemens Hollerer, Runo Lagomarsino, Cinthia Marcelle, Gareth Moore, Mircea Nicolae, Ruben Ochoa, Jorinde Voigt, Artem Volokytin, Emily Wardill, Hector Zamora.
E poi c’è lui, l’altrettanto lanciato – ma spesso pure discusso – Nico Vascellari, 33enne di Vittorio Veneto eccentrico e carismatico, già voce del gruppo punk With Love, che si muove con disinvoltura tra gallerie d’arte e scena underground.
Che ora mette tutti a tacere entrando nella shortlist del ricchissimo e prestigioso Future Generation Art Prize, nuovo premio d’arte promosso dall’ukraina Victor Pinchuk Foundation, destinato ad artisti under 35 e dotato di ben 100mila dollari.
La parola passa ora alla giuria, formata da superstar come Daniel Birnbaum, Okwui Enwezor, Yuko Hasegawa, Ivo Mesquita, Eckhard Schneider, Robert Storr, Ai Weiwei.

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[exibart]

19 Commenti

  1. ha ha ha! carismatico?
    ma dai…
    si sa quanto sia spinto da Marina Abramovic.
    Al concorso hanno partecipato più di 6000 artisti da tutto il mondo, e tra questi viene selezionato pure Vascellari..
    qui c’è qualcosa che non torna..
    Cerchiamo d’esser meno ingenui per favore

  2. Io aggiungo anche “meno male”. Stava diventando imbarazzante; vascellari ha tenuto 10 personali in italia dal 2006 al 2010 con un lavoro assolutamente ruffiano, rassicurante e accattivante.

    Siamo difronte ad un ottimo artigiano dell’arte contemporanea che come un VJ remixa alcuni ingredienti già digeriti. L’ultima personale al Museion sembra veramente la mostra del figlio di Giuseppe Penone. Tutto bene ma francamente mi sembra più interessante e pericoloso mettere in discussione alcuni codici senza per questo “perdere il contatto con la gente”.

    Questo riconoscimento è assolutamente positivo, ma se guardiamo il linguaggio prodotto da Vascellari siamo difronte all’ennesima elaborazione pop, dove una struttura performativa datata incontra il solito feticismo glamour per l’opera-oggetto.

    E credo che le critiche ricevute gli abbiano anche fatto bene; sempre al Museion si vede che ha asciugato alcuni elementi di troppo.

  3. sì ma no, no però sì
    con la variante “meno male visto che”

    il cerchiobottismo persino in anonimo è meraviglioso!

    very italian, da applausi

  4. Confermo il mio precedente commento.
    L’applicazione al premio era aperta a tutti e poi è stato chiesto a 100 critici di esprimere 2 preferenze a testa.

    La Abramovic spinge Vascellari (nella scuola americana dell’abramovic il nostro avrà la prima personale minimamente importante all’estero)perchè rappresenta un ottima attualizzazione della performance stile anni 70.

    Non capisco come si faccia ancora a sostenere un tipo di performance anacronistica, chiusi in galleria ,in cerchio intorno all’artista-star che commette le sue stranezze….mha….mi sembra sintomatico che piacci alla’ambramovic, fondamentale esponente della performance stile anni 70 (molto bella la retrospettiva a NY).

    Non si riesce a da accettare l’impersonale, non si riesce ad uscire (soprattutto in italia) da un monolitismo/narcisismo identitario. La cosa rimane pensate e stucchevole.

    Per la biennale di carrara ho cercato di partire da quì, dal trattenermi, ed evitare la solita calca..scomparire dai comunicati stampa.

    Si può iniziare ad arrivare alla mostra in un momento più opportuno che non sia il solito giorno di apertura.

  5. L’italian style è la mancanza di un confronto, di una critica serena perchè si è afflitti dai complessi di inferiorità sull’essere italiani e non si vuole rischiare di essere tacciati come italiani da “bar sport”. Questo è grave è contribuisce alla stagnazione e al bivaccare generale.

    Caro Andrea,

    continuare a fare i complimenti non mi sembra il modo migliore per procedere. Vascellari non è un pagliaccio, è un bravo artigiano dell’arte contemporanea. ARTIGIANO: nel senso che riprende e remixa alcuni buoni ingredienti. La cosa è rispettabile e piacevole; se poi ci piace ancora la post produzione va bene tutto.

    Questo esattamente come Tadiello che si focalizza e rielabora artisti come Nicolai.

    In Italia il complesso di cui sopra favorisce la post produzione perchè abbiamo bisogno di sentirci internazionali e cool..finendo solo per essere copie degli originali….questo è deleterio per tutti..

    Anche tu Andrea ti lamenti giustamente dei pochi fondi che hai a disposizione. Come te molti operatori italiani hanno vissuto una formazione e una carriera traumatiche e difficili in un ‘italia che osteggia il contemporaneo. Avete già consumato energie per ritagliarvi un po’ di stabilità e non avete più altra forza. Per questo non c’è spazio e voglia di mettere in discussione alcuni codici, c’è solo una ricerca artigiana della post produzione..

    Le vostre difficoltà ricadono oggi sulle nuove generazioni di artisti…e lo si vede chiaramente…paragoniamo solo fujiwara a vascellari (entrambi nella short list del future prize). Fujiwara esce dal genere, mette quanto meno in discussione un clichè con alcune contaminazioni divergenti.

  6. Ma lascia perdere Bruciati che sulla strada del politicamente corrretto stai per raggiungere Cavalucci il che è una bella inpresa

  7. Odio?? Forse Amore, vista la tenacia con cui cerco di aprire un confronto sul lavoro di Vascellari. Questa storicizzazione precoce a cui è sottoposto Vascellari (es. 10 personali dal 2006 al 2010 in italia) ed altri come lui è deleteria per gli stessi protagonisti; perchè costringe a cristallizzare un lavoro ancora non maturo e robusto.

    Io invito a guardare il lavoro, perchè basta una relazione giusta per raggiungere qualche contentino internazionale.

  8. Tutti i grandi tycoon hanno un proprio museo. Avrei potuto investire nel calcio, come fanno molti, ma è un linguaggio popolare che non mi interessa. L’arte parla alle élite, e qui c’è bisogno proprio di creare un’élite.
    Il mondo del lusso è il protagonista delle nostre esperienze provenienti da ogni angolo del mondo. L’esigenza nasce dalla passione per il lusso.

  9. è molto bello e divertente odiare vascellari, in fondo chi non lo ha mai fatto? però forse sarebbe più prolifico ignorarlo. pagliaccio inoltre per quanto mi riguarda è un complimento, il termine più corretto da utilizzare per il coso in questione è POSER.

  10. Io rispetto Vascellari e il suo lavoro. Credo che sia anche sincero in quello che fà.

    Il problema è il linguaggio prodotto e un certo sistema italia che lo ha esaltato cristallizzandolo ed evirandolo. Ora Vascellari cerca di asciugare alcune cose di troppo e buttarsi sull’arte povera che fa sempre bene: il rituale atavico ma contaminato in galleria dal DJ modaiolo, l’opera feticco glam, una certa spettacolarità pop assolutamente anacronistica (il pop va bene ma deve quanto meno essere riletto in base al presente, se no meglio lady gaga). Cose che rassicurano un certo pubblico italiano ma che risultano solo un buono standard per la scena internazionale. Quindi a quel punto basta una buona relazione (come marina abramovic che vuole mantenere in vita il suo immaginario anni 70) per raggiungere qualche contentino….ma veramente poca cosa.

    Sarebbe stato molto più interessante se un certo sistema-italia avesse messo in discussione il lavoro di vascellari per poi renderlo più forte e diverso da quello che conosciamo già.

    Parlo di Vascellari perchè è un buon esempio per leggere quello che avviene con tutti, in italia.

  11. il commento di AMBROGIO DI Novo…
    è molto divertente…

    temo sia postato a casaccio, ma è divertentissimo, mi ha messo una “caricaaaa”… per affrontare la giornata… che non saprei descrivere.

    AMBROGIO – autista della moglie dell’ambasciatore – ti prego – posta tutti i giorni!!

    vogliamo il BLOG di AMBROGIO!!

    in fede
    Rocher Ferrero

  12. Gentile Billy Zane, il commento non è postato a casaccio, è stato messo li dove si deve mettere, la ringrazio per la sua cordiale approvazione. Caro Billy, ha di certo capito, noi voliamo alto, l’estetica dell’oro ci fa luccicare occhi e tasche, con tanti piccoli souvenir dell’arte contemporanea.Un caro saluto anche da parte della Lady Ambassador. A presto.

  13. ‘L’arte parla alle élite, e qui c’è bisogno proprio di creare un’élite.’

    da quando scusa? l’arte dovrebbe parlare a tutti e basta, non è mica la tua sfilata del cuore di viktor & rolf, se la pensi così battiti per ricavare un bel polo del lusso dentro s.pietro, nell’altare di ogni navata ci metti bulgari, gucci, ysl etc e qualche modello nudo che fa la statua

  14. L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza, porta a forme creative di espressione estetica. Nella sua accezione odierna, l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, per cui le espressioni artistiche, pur puntando a trasmettere “messaggi”, non costituiscono un vero e proprio linguaggio, in quanto non hanno un codice inequivocabile condiviso tra tutti i fruitori, ma al contrario vengono interpretate soggettivamente. Indubbiamente, però, esiste un linguaggio oggettivo che prescinde dalle epoche e dagli stili e che dovrebbe essere codificato per poter essere compreso da tutti .
    L’arte può essere considerata anche sotto l’aspetto di una professione di antica tradizione svolta nell’osservanza di alcuni canoni codificati nel tempo. In questo senso, le professioni artigianali – quelle cioè che afferiscono all’artigianato – discendono spesso dal Medioevo, quando furono in qualche modo sviluppate come attività specializzate e gli esercenti arti e mestieri vennero riuniti nelle corporazioni. Ogni arte aveva una propria tradizione, i cui concetti fondamentali venivano racchiusi nella regola dell’arte, cui ogni artiere doveva conformarsi.

    Analizzando la storia del concetto di arte vediamo che nel corso del tempo esso subisce una trasformazione graduale ma radicale.
    Antichità: Sanscrito Are (ordinare) Latino: Ars, Greco: Τέχνη indica la capacità umana di fare un qualsiasi oggetto. La capacità consiste nella conoscenza delle regole. Che cosa intendessero per “arte” gli antichi può essere compreso se si pensa alle nove Muse, che proteggevano e personificavano le diverse arti. Nell’elenco, in cui curiosamente mancano le arti figurative come la pittura e la scultura, sono invece rappresentate soprattutto le arti dello spettacolo: la danza (Tersicore), la tragedia e la commedia (rispettivamente Melpomene e Talia), il mimo (Polimnia), nonché i vari tipi di poesia, che nell’antichità, anche se scritta, era destinata soprattutto ad essere declamata o cantata: epica (Calliope), amorosa (Erato) e lirica (Euterpe). Sono inoltre comprese tra le “arti” protette dalle muse due discipline che noi oggi comprendiamo invece tra le scienze: la Storia (Clio) e l’Astronomia (Urania).
    Nel periodo ellenistico iniziarono le prime classificazioni e le arti vennero divise in comuni e liberali, a seconda che richiedessero uno sforzo fisico o uno sforzo intellettuale.
    Nel Medioevo si cominciano a rivalutare le arti comuni, che verranno chiamate meccaniche, ma continueranno ad avere un ruolo subalterno rispetto alle arti liberali. Dalle arti “meccaniche” vennero escluse diverse di quelle che noi oggi chiamiamo “belle arti”, come la pittura e la scultura; le arti liberali e meccaniche erano state ridotte al numero di sette, e tra quelle che richiedevano lo sforzo fisico, si annoveravano soltanto le arti che miglioravano la vita dell’uomo, che lo nutrivano, lo riparavano dalle intemperie, ovvero quelle arti il cui punto peculiare era l’utilità quanto la piacevolezza. Si conoscono, di queste arti meccaniche medievali, due elenchi di riferimento: quelli di Ugo di San Vittore e Rodolfo di Longo Campo.
    La poesia non rientra ancora nell’ambito concettuale dell’arte finora indicato, in quanto il poeta era considerato un vate che componeva i versi ispirato dal Dio. Non esisteva la regola nelle composizioni poetiche, almeno per quanto riguarda il contenuto. A fornire il contributo essenziale affinché la poesia venisse considerata un’arte fu Bernardo Segni che nel 1549 tradusse in volgare la Poetica di Aristotele, opera in cui lo Stagirita già annoverava la poesia tra le altre arti.
    La condizione sociale degli artisti, che migliorò notevolmente nel corso del Rinascimento, contribuì a separarli dagli scienziati e dagli artigiani.
    Nel 1735 Baumgarten conia il termine estetica utilizzandolo per la prima volta nella propria tesi di laurea. Nel 1750 pubblicherà un saggio intitolato Æsthetica.
    Charles Batteux nel 1746 definisce, nel suo libro Le belle arti ridotte ad un unico principio[1], il sistema delle belle arti, indicando cinque arti in senso proprio – la pittura, la scultura, la poesia, la musica, la danza – a cui associava due arti connesse – l’eloquenza e l’architettura – il cui carattere comune risiedeva nell’imitazione della realtà per il fine di creare oggetti belli.
    Dalla fine del Settecento cominciarono le prime crisi del concetto di bello e di arte. Stavano nascendo nuove forme di espressione come la fotografia, l’architettura industriale, l’oggettistica per la casa, e bisognava farle rientrare nel concetto di arte.
Per tale motivo nel Novecento si è abbandonata l’idea di una definizione onnicomprensiva di arte e di opera d’arte. Il termine arte diventa un concetto aperto, in cui tutte le possibili definizioni dell’arte confluiscono.
    Il Novecento si fa portavoce della crescita intimista portata avanti dai pensatori del secolo precedente, ma rinnova le necessità più interiori dell’artista e si fa portavoce dell’innovazione tecnica, di cui i nuovi materiali (il ferro e gli elementi prefabbricati) sono gli elementi fondamentali.
La nuova architettura deve essere il segno del rinnovamento culturale e sociale, per questo si procede ad una omogeneità dei caratteri della nuova costruzione architettonica, si stabilisce un carattere nuovo, uno “stile moderno”.
    All’interno del “Modernismo” si riassumono ed interagiscono le correnti artistiche che nei precedenti due decenni interpretano ed affiancano lo sforzo progressivo della civiltà industriale.
    Quando all’entusiasmo per il progresso industriale segue la consapevolezza della trasformazione che opera nelle strutture della vita e della società, attorno al 1910, all’interno del “Modernismo”, si formano le “avanguardie” artistiche con l’obiettivo di mutare le modalità e le finalità dell’arte.

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